LA CHIESA E L’ABBRACCIO MORTALE DELLO STATO. Dalla conferenza di Stefano Fontana al Circolo Unità di Vita di Firenze

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Venerdì 28 febbraio, alle ore 17.30, Stefano Fontana, direttore dell’Osservatorio Card. Van Thuan, ha tenuto una conferenza a Firenze sul tema “Non c’è autorità se non da Dio”, su invito del Circolo Unità di Vita. L’incontro si è svolto presso l’antica e bellissima Sala della Maddalena nel Complesso di Santa Croce. L’incontro è stato presentato e guidato dal dott. Marco Brilli, presidente del Circolo organizzatore ed ospitante, ed è stato introdotto dal Canonico Federico M. Pozza, dell’Istituto di Cristo Re e Sommo Sacerdote, nonché priore della Chiesa dei SS. Michele e Gaetano a Firenze. Il Canonico Pozza ha ricordato le origini rivelate del principio a tema dell’incontro e ha richiamato alcuni punti della Summa di San Tommaso, soprattutto la definizione di legge e le indicazioni su cosa fare davanti a leggi ingiuste.

Il Relatore ha dapprima illustrato la posizione del principio Omnis potestas a Deo nel magistero di Leone XIII e, in generale, preconciliare. Ha quindi tratto dal principio alcune importanti conseguenze politiche rispetto al rapporto tra autorità politica e religione cattolica. In un terzo momento ha mostrato come nel magistero conciliare e postconciliare ci siano riferimenti impliciti al principio ma esso non venga più espresso con eguale chiarezza. Infine ha proposte alcune strade per rimanere fedeli al principio nella società di oggi.

Riportiamo qui di seguito questa quarta ed ultima parte della relazione.

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La fedeltà al principio Omins potestas a Deo ai giorni nostri

Il principio dell’origine divina dell’autorità politica sembra scomparso ai giorni nostri, dimenticato non solo dal contesto civile ma anche dentro la Chiesa stessa, al punto che riproporlo sembra più che altro una provocazione nostalgica da commiserare. Esso però è irrinunciabile. Senza di esso l’autorità politica rimane senza fondamento ultimo e la società rimane senza governo, dato che altrimenti mancherebbe il Garante dei fini, il primo Legislatore e il supremo Governatore. La cultura politica contemporanea, anche teologica, non sente più questo bisogno e ha dimenticato di aver dimenticato questo principio, dato che ha assunto altre categorie intellettuali con esso incompatibili. Ma oggettivamente il problema non viene così risolto, dato che questa cultura che nega il principio non ci ha ancora detto con cosa lo vuole sostituire o se ormai dobbiamo rassegnarsi a vivere nella società senza un fondamento, come sembra essere la pretesa attuale.

Da questa analisi consegue che bisogna rimanere fedeli al principio e riflettere su quali strade percorrere per attenerci realisticamente ad esso in un contesto sociale ed ecclesiale che lo rifiuta.

Una prima strada utile per orientarci consiste nel continuare a costruire istituzioni cattoliche senza diluire la presenza cattolica nell’anonimato. Oggi ci viene detto che si deve collaborare con tutti e che i cattolici devono operare nel mondo assieme a tutti gli altri, senza etichette e senza muri identificativi. Il principio dell’origine divina dell’autorità ci dice però che senza istituzioni cattoliche, non nasce un popolo cattolico. Quando i cattolici operano nella società indifferentemente, “alla chetichella”, individualmente e in modo disperso e dispersivo, le ripercussioni si fanno sentire anche nell’unità della fede, che viene messa in pericolo. Il popolo cattolico ha bisogno di istituzioni sociali e politiche cattoliche. Anche se, per motivi contingenti, si ritiene finita l’epoca di una religione di popolo e si punta di più su piccole comunità secondo la cosiddetta “opzione Benedetto”, ugualmente il respiro deve essere di popolo e, anche nel piccolo, si dovrà dar vita a istituzioni espressamente cattoliche. A ciò dovrebbe condurre di fatto anche la constatazione della persecuzione in atto nei confronti dei cattolici anche nei nostri Paesi liberi. La presenza cattolica viene sempre più interdetta nell’ambito pubblico: la risposta non è di rinchiuderci nel privato, né di diluirci in una presenza indistinta, ma di dar vita a istituzioni cattoliche alternative di tipo economico-finanziario, educativo, produttivo, di solidarietà, di informazione e comunicazione, fino anche a configurare istituzioni direttamente politiche come, per esempio, un “comune cattolico”.

Per venire ad alcuni aspetti più circoscritti, la fedeltà al principio dell’origine divina dell’autorità oggi dovrebbe esprimersi nella scuola parentale e homeschooling con l’obiettivo di tornare a rivendicare così non solo il dovere/diritto dei genitori, ma anche e soprattutto il dovere/diritto della Chiesa a svolgere in via sopra-eminente e primaria il proprio ruolo nell’educazione pubblica. Questo ruolo pubblico della Chiesa nell’educazione è conseguenza appunto del principio dell’origine divina dell’autorità. Certamente l’autorità educativa dei genitori va ribadita in quanto espressione del diritto naturale. Ma il diritto naturale, seppure dotato di una sua legittima autonomia, non riesce ad essere risolutivo, in quanto rimanda al proprio fondamento. È quindi insufficiente rivendicare solo il diritto educativo dei genitori. E se poi questi genitori usano quel diritto in modo contrario alla legge naturale? Dovremo acconsentire, in ossequio al diritto naturale, ad un insegnamento contrario al diritto naturale? Attraverso la scuola parentale deve essere la Chiesa, tramite i genitori, a reimpossessarsi del proprio dovere/diritto originario nel campo educativo.

Un secondo aspetto su cui puntare l’attenzione e l’azione per rimanere fedeli al principio dell’origine divina dell’autorità riguarda la legislazione sul matrimonio. Bisogna prendere atto della incongruità del concordato del 1929-1984 tra la Chiesa e lo Stato italiano nel punto in cui si prevede gli effetti civili del matrimonio religioso. Sarebbe un modo per rivendicare il diritto originario della Chiesa ad esercitare una giurisdizione in questo campo. La cosa avrebbe due utili conseguenze. La prima è di non farsi compromettere nella deriva dissolutoria del matrimonio, dato che lo Stato può sciogliere dal punto di vista civile il matrimonio celebrato in Chiesa dopo soli pochi giorni concedendo il divorzio e sta approvando una serie di leggi distruttive del matrimonio anche sul piano naturale. Continuare a considerare partner affidabile in materia matrimoniale questo Stato significa compromettere la Chiesa. La seconda conseguenza riguarda in positivo la riproposizione di un diritto originario ed esclusivo della Chiesa in materia matrimoniale oggi completamente dimenticato e che deriva direttamente dal principio dell’origine divina dell’autorità.

Infine sottolineo un’ulteriore necessità, quella di sciogliersi dall’abbraccio dello Stato. Oggi la Chiesa tende a concepirsi come una componente della società civile, una formazione sociale, un corpo sociale intermedio che colloca la propria azione all’interno delle leggi civili e della Costituzione. La fretta con cui si è voluta applicare l’ordinanza amministrativa sul coronavirus con la sospensione delle messe, oppure la messa da parte del diritto canonico nel caso delle accuse di abusi con l’accettazione diretta del diritto civile in materia testimoniano un progressivo e radicale allontanamento dal principio che ogni autorità viene da Dio e un riposizionamento inaccettabile della Chiesa rispetto all’autorità politica nel segno della sottomissione.

Stefano Fontana

 

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