La fede senza dogmi di Martin Lutero. Il domenicano Padre Coggi spiega la Riforma

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La fede ha due aspetti. In un senso essa è l’atto della persona del credente, in un altro senso essa è il contenuto della fede, ciò in cui si crede ossia le verità soprannaturali rivelate da Dio e da credersi in virtù della sua autorità. Mentre per la fede cattolica i due aspetti devono esserci entrambi, per la fede protestante è sufficiente che ci sia il primo, ossia l’atto soggettivo di affidamento. Nei due casi la sostanza della fede cambia profondamente. Nel caso della fede protestante, infatti, si tratta di una fede “fiduciaria”, un fidarsi di Cristo, indipendentemente da quello che Egli è oggettivamente e dal contenuto della fede che Egli ci ha rivelato. Nel caso cattolico, invece, è un vivere in Cristo, un aderire alla sua realtà e, in essa, rinascere in una seconda natura. Nel primo caso la fede “fiduciale” in Cristo non trasforma dall’interno la nostra natura, la lascia così come essa è, ossia peccatrice, solo che, per merito di questa fede “fiduciale”, i piccati vengono depennati: rimangono, ma Cristo, in virtù della nostra fede in lui, non ne tiene conto. Nel caso, invece, della fede cattolica, la nostra natura viene trasformata dall’interno e rinnovata dalla grazia di Dio. Come si vede tra le due confessioni c’è una grande differenza che riguarda Cristo stesso. Nel dialogo ecumenico con i Protestanti si sente spesso dire: “partiamo da ciò che ci unisce, non quindi dalla Chiesa ma da Cristo”. Ma a ben vedere è proprio Cristo che si divide.

La fede come esperienza

Queste cose (ed altre insieme) vengono ben spiegate da Padre Roberto Coggi, domenicano dello Studio domenicano di Bologna, in un libretto su Lutero che consiglio caldamente a tutti. Il libro non è recente, ma vale la pena di riprenderlo in mano in questo 500mo centenario della Riforma perché può fare molto del bene. Padre Coggi ha il dono della chiarezza e della profondità.

Metà circa del libro, per la precisione 74 pagine, sono dedicate a ripercorrere la vita di Lutero. La cosa è abbastanza normale, dato che tutti gli interpreti concordano nel ritenere che la svolta religiosa avviene a seguito di una crisi spirituale personale di Lutero stesso. Coggi, però, mostra che non solo la Riforma è nata da questa esperienza personale ma è anche rimasta tale, la nuova religione creata da Lutero altro non è che una esperienza personale e soggettiva. Il Luteranesimo è la priorità assoluta della soggettività. Per questo le 74 pagine sulla vita di Lutero erano importanti per svelare la natura stessa del Luteranesimo e non solo come introduzione ad esso.

Concentrato sul problema del “sentirsi” salvato, Lutero non era interessato a conoscere Cristo. Il suo intento non era conoscitivo, teoretico, sapienziale, era eminentemente pratico. A lui non interessa sapere chi sia Dio, chi sia Gesù Cristo, ma solo che egli sia il Salvatore. A Lutero non interessa Cristo in sé stesso, ma Cristo per noi. La teologia come discorso su Dio, diventa discorso sull’uomo. La sfera affettiva prevale sulla sfera conoscitiva.

Il passaggio in Schleiermacher e Bultmann

Ed infatti, spiega Padre Coggi, il più grande filosofo e teologo protestante – Schleiermacher – ha proposto di intendere la fede come “sentimento”, sentimento della nostra dipendenza da Dio. La fede come esperienza si divide quindi dai contenuti dogmatici e morali della fede stessa: nasce la fede soggettiva e i dogmi diventano l’espressione di questa fede in un certo momento storico, sono frutto di interpretazione e cambiano nella storia.

Se l’interesse di Lutero era per Cristo per me e non per Cristo in sé, e se la fede è atto di fede e non contenuto, ciò che conta è solo il Cristo della fede e non il Cristo della storia. Bisogna liberare, quindi, la purezza dalla fede in Cristo dalla sovrastruttura dei dogmi che nella storia si è costruita abusivamente su di essa. Il teologo Rudolf Bultmann – spiega Padre Coggi – vuole quindi demitizzare la fede in Cristo, ridurla al puro messaggio della paternità di Dio nei confronti di tutti gli uomini ed eliminare gli elementi storici: quando Gesù è nato, cosa ha fatto, cosa ha detto, che miracoli ha compiuto. Niente di tutto ciò serve alla fede che è atto soggettivo di abbandono e fiducia in Cristo, in quanto Salvatore: il Cristo per me e non il Cristo in sé.

Il protestantesimo cattolico di Karl Rahner

In modo garbato, Padre Coggi afferma anche che l’idea di una fede senza dogmi, di origine luterana e protestante, è entrata anche nel cattolicesimo, soprattutto ad opera di Karl Rahner e della sua svolta “antropologica”. Anche in questo caso i dogmi non esprimerebbero più il Cristo in sé, ma sarebbero una comunicazione indiretta e interpretabile  nella storia. Per Rahner la verità della fede non è qualcosa di oggettivo e di definibile, è piuttosto una ispirazione indefinita dentro la nostra esperienza. Ed ecco che torna la fede come esperienza della salvezza proprio come in Lutero.

Stefano Fontana

 

Roberto Coggi OP, Ripensando Lutero, Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2004.