La posizione dei Vescovi polacchi sulla questione LGBT+. Un recente documento della Conferenza episcopale polacca.

Conf Episc polacca

La posizione dei Vescovi polacchi sulla questione LGBT+

Un recente documento della Conferenza episcopale polacca

 

dI Grzegorz Sokołowski

Osservatorio Sociale

Wrocław (Polonia)

 

 

Durante la riunione plenaria del 28 agosto 2020 la Conferenza episcopale polacca ha preso posizione in merito alla questione LGBT+ ed in seguito ha elaborato un Documento di 27 pagine sul tema.  La voce dei Vescovi si è alzata in reazione alla discussione in Polonia in corso dall’inizio del 2020, sull’ideologia LGBT+ e sulle persone non etero-normative, discussione nata nell’ambito della campagna elettorale generale del presidente polacco.

Il documento  è suddiviso in 4 capitoli: Sessualità di un uomo e di una donna in una visione cristiana dell’uomo; Movimenti LGBT+ in una società democratica; Persone LGBT+ nella Chiesa Cattolica; Chiesa nei confronti della posizione LGBT+ sull’educazione sessuale dei bambini e dei giovani.

Ne documento i Vescovi sottolineano come la Chiesa sia aperta al dialogo con ogni persona di buona volontà che cerchi la verità. Quale esempio indicano papa Francesco, il quale incontra chi si identifica con LGBT+, tiene loro la mano con benevolenza, esprime la comprensione per la loro predisposizione, ma allo stesso tempo non si sottrae a una chiara presentazione dell’insegnamento della Chiesa sull’ideologia del gender e sulle pratiche contrarie alla natura e alla dignità dell’uomo contenute nei suoi documenti ufficiali e presentate sinteticamente nel Catechismo della Chiesa cattolica.

La posizione dei Vescovi polacchi sottolinea che le sfide affrontate oggi dalla comunità umana ed ecclesiastica, hanno le loro origini nella cosiddetta rivoluzione sessuale e nei cambiamenti culturali e di costume che l’accompagnano. Il rifiuto dei costumi tradizionali ha portato ai cambiamenti profondi nella comprensione della sessualità umana. Un’espressione particolare di tali cambiamenti è l’ideologia del gender e gli atteggiamenti tipici per LGBT+. Essi proclamano il diritto dell’uomo ad auto-determinare il proprio sesso, senza riferimento a criteri oggettivi fissati dal suo genoma ed anatomia, nonché la radicale separazione tra sessualità biologica (sex) e culturale (gender), il primato del sesso socio-culturale sul sesso biologico, e la tendenza di creare una società senza differenze sessuali. L’obiezione principale deve ispirare il disprezzo degli elementi biologici e mentali della sessualità umana e il tentativo di definire il cosiddetto “sesso neutro” a volte indicato come il “terzo sesso”.

I Vescovi nel documento riconoscono come giusta la richiesta di rispetto verso ogni persona, comprese quelle che si identificano LGBT+, nonché il dovere, da parte dello Stato democratico di diritto, di garantire e vigilare affinchè nessuno dei diritti fondamentali sia violato – a meno che non sia manifestatamente contrario alla natura umana e al bene comune (come le relazioni monosessuali o l’adozione di bambini in tali relazioni). Qualsiasi atto di violenza fisica o verbale, qualsiasi forma di comportamento teppista e aggressione nei confronti delle persone LGBT+ è da considerarsi inaccettabile.

Parallelamente ai diritti delle persone LGBT+ soprammenzionati, occorre sottolineare anche le legittime aspettative della società nel suo complesso affinchè siano rispettati e presi in considerazione pure i diritti degli altri membri della comunità, compresi in particolare i loro sentimenti religiosi, i principi morali da loro riconosciuti ed i principi di ordine pubblico.

Da un lato, la Chiesa non ha paura di proclamare il dovere di rispettare la dignità personale di ogni soggetto, compreso chi si associa a LGBT+, dall’altro, per le stesse ragioni, essa ha il dovere di trattare con riserva e, in casi particolari, porsi in netta opposizione verso l’ideologia del gender e alle forme di attività dei movimenti LGBT+ che omettono tale verità sull’uomo, i progetti sociali e gli obiettivi da loro promossi.

In risposta a questo tipo di atteggiamento, sia della società, che della Chiesa, le persone legate a LGBT+ ( anche  i cattolici aderenti in vari gradi a tali movimenti) parlano di discriminazione o omofobia e chiedono il superamento della cosiddetta normatività eterosessuale oppressiva delle società tradizionali che esplica la convinzione che solo l’unione tra un uomo e una donna possa essere chiamata matrimonio e debba godere di diritti e privilegi speciali.

I Vescovi polacchi sottolineano che le persone dell’ambiente LGBT+ danno la priorità alle tendenze sessuali che negano la complementarità sessuale di un uomo e di una donna, minando così, almeno ipoteticamente, la loro vocazione genitoriale. Mirano pure ad equiparare legalmente le relazioni omosessuali con i matrimoni eterosessuali, spogliando in questo modo la sessualità umana, sempre più priva del suo significato e valore personale, come dono speciale, un dono sacro, dato all’uomo e alla donna dal Creatore stesso.

Una delle conseguenze di non prendere in considerazione la reciprocità e la complementarità del rapporto tra donna e uomo e di contestazione dell’obiettivo procreativo della sessualità, è la radicale separazione del sesso biologico (sex) dal sesso sociale e culturale (gender). Il sesso biologico-anatomico si basa su criteri biologico-psichici; il sesso sociale e culturale definisce il modo, in cui viene vissuta e realizzata la differenza tra i sessi in una cultura concreta. Dalla separazione errata del sesso biologico da quello culturale, che consiste essenzialmente nel relativismo del sesso biologico, risulta la distinzione dei diversi “orientamenti sessuali”, che non sono più determinati dalla differenza del sesso biologico tra un uomo e una donna, ma possono assumere le altre forme definite solo da un individuo radicalmente autonomo.

I Vescovi ricordano che la Chiesa non può accettare l’estensione della definizione di matrimonio e  famiglia, l’uguaglianza dei diritti e dei privilegi dei matrimoni eterosessuali e omosessuali, il riconoscimento delle unioni civili formate da coppie dello stesso sesso con la regolamentazione della situazione patrimoniale, del mantenimento e della successione, nonché la possibilità di adottare figli per le unioni monosessuali e la concessione a persone di età oltre i 16 anni del diritto di determinare il proprio sesso.

Consapevoli della natura radicale della trasformazione culturale proposta e delle richieste di una società “senza differenze di sesso”, i movimenti LGBT+ portano avanti un metodo d’azione che procede per piccoli passi, che pian piano forzi una lenta transizione del costume e della cultura tramite l’abituare progressivamente la società con i comportamenti che fino a poco tempo fa erano considerati inaccettabili e moralmente riprovevoli. Alcuni social media sostengono questi progetti promuovendo l’ideologia gender, proclamando la presunta attrattiva di divorzi, tradimenti, del libertinaggio sessuale, mettendo in ridicolo la fedeltà, la verginità, la purezza e la religiosità.

Come spiegato nel documento elaborato dal Vescovi, proprio all’intento appena citato mirerebbe in particolare l’educazione sessuale dei bambini, effettuata già in età prescolastica. Nonostante all’interno di questi progetti LGBT+ relative siano presi in considerazione la presentazione di valori fondamentali anche per la comunione interpersonale nel matrimonio eterosessuale, come l’amore, il rispetto reciproco, il senso di responsabilità condivisa, tuttavia la maggior parte delle misure, dei metodi e degli obiettivi proposti si spingono troppo oltre un quadro di educazione mirata al benessere integrale dei bambini e dei giovani. È incompatibile con una educazione responsabile rendere accessibili ai bambini i materiali che mostrano senza veli l’intimità umana e insegnano a “manipolare” la propria sessualità alla ricerca del piacere e introducono alle prime esperienze sessuali.

Gli autori della Posizione suggerisco nei confronti delle sfide create dall’ideologia del gender e dai movimenti LGBT+, e soprattutto alla luce delle difficoltà, delle sofferenze e delle lacerazioni spirituali vissute da queste persone, la creazione di Centri di consulenza (anche con l’aiuto della Chiesa o delle sue strutture) per aiutare le persone che desiderano recuperare la salute sessuale e l’orientamento sessuale naturale.

I Vescovi ricordano che la Chiesa non nega alle persone transessuali il diritto di appartenere alla Chiesa, e quindi non nega loro il battesimo e gli altri sacramenti, se vengono soddisfatte le condizioni fondamentali per un loro ricevimento valido e giusto. Tuttavia, salvaguardando il carattere sacro dei sacramenti, la Chiesa non può accettare la loro falsa celebrazione in caso in cui il loro esercizio o ricevimento valido e giusto sia legato o dipenda dal sesso dell’individuo. Ciò vale in particolare per il sacramento del battesimo, dell’ordinazione e del matrimonio. Il sesso genetico è fondamentale per il loro esercizio valido, non per l’autodeterminazione sessuale soggettiva di una persona.

Nel documento dei Vescovi polacchi non vi sono parole di condanna, bensì un atteggiamento positivo e ben disposto: si tratta di un tentativo di aiutare chi dimostra una coscienza sensibile. Le questioni sollevate nella posizione relativa a LGBT+ sono molto importanti per la vita sociale, per una società democratica, dove, da un lato, si fanno sforzi per mostrare rispetto per la dignità personale di ogni persona, dei suoi diritti, ma dall’altro è necessario prendersi cura dei diritti di tutti i cittadini e del bene comune, perché in fin dei conti tutti questi argomenti riguardano la vita sociale nel suo complesso e il benessere di tutte le persone, il rispetto dei diritti e della dignità di tutte le persone.

 

Grzegorz Sokołowski

Osservatorio Sociale

Wrocław (Polonia)