Le vie della psicologia e la questione sociale. Sul nuovo libro di Roberto Marchesini.

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Con questo recente ponderoso volume: “Le vie della psicologia” (Sugarco Edizioni) dello psicologo e psicoterapeuta Roberto Marchesini, si analizzano storia e tendenze contemporanee della psicologia (come recita il sottotitolo) attraverso una decina di densi capitoli.

Nell’introduzione sulla formazione psicologica, Marchesini rileva come gli stessi ambienti psicologici favoriscono un pensiero progressista al punto tale da divenire strumento ideologico per l’affermazione, ad esempio, del pensiero liberal. L’intento dell’autore in questo saggio è quello di esplicitare, in modo tematico e cronologico, cosa sia realmente avvenuto nella storia della psicologia. L’Autore lo fa a partire da tre grandi autori classici dell’antichità greca: Socrate, Platone e Aristotele, in cui il pensiero metafisico e il kosmos (come un tutto ordinato a un telos) fornirono le basi dello sviluppo del mondo occidentale.

Nel secondo capitolo, La Cristianità, l’autore pone in rilievo le figure di Agostino d’Ippona, di Tommaso d’Aquino e di Ignazio di Loyola, capaci di interpretare vigorosamente il pensiero classico greco, costituendo così la base dell’incontro tra fede e ragione, come rappresenta il famoso Discorso di Ratisbona del 2006 di Benedetto XVI: «La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso?».Interessante, in questo capitolo, la figura del teologo ortodosso Jean-Claude Larchet, che ha raccolto una straordinaria mole di documentazione inerente al rapporto tra le malattie psichiche e la spiritualità.

Con il capitolo terzo, La Modernità, Marchesini mette in luce il confronto tra il protestantesimo e la psicologia, da Martin Lutero alla psicofisiologia e da Enrico VIII alla psicometria, rilevando, ad esempio in Lutero, quanto la teoria della “consustanziazione” (opposta al dogma cattolico della “transustanziazione”) abbia permesso a Cartesio di elaborare una nuova antropologia in cui l’anima è ridotta a “res cogitans” e non più unita indissolubilmente al corpo. L’autore ha così evidenziato quanto l’eresia dottrinale possa capovolgere le basi del pensiero e la concezione dell’uomo, fornendo una nuova antropologia di riferimento alla psicologia.

Ogni capitolo del libro contiene delle preziose conclusioni riassuntive finali, che permettono al lettore di fissare le linee e gli sviluppi della psicologia.  Per fare un esempio, l’autore evidenzia cosa ha comportato il rifiuto del logos e della metafisica, secondo le parole dello psichiatra olandese Jan Hendrick van den Berg: «Le turbe nevrotiche non si incontravano in Europa prima del XVIII secolo…a partire da questo periodo, la situazione cambia completamente. Nevrosi e malattie psichiche invadano la nostra società come un’epidemia».

Con il capitolo La psicologia degli inferi, Marchesini pone in evidenza quanto questa “psicologia del profondo” ha operato il completo ribaltamento dell’uomo classico: «Se l’antropologia antica voleva l’uomo guidato dalla ragione, la nuova antropologia lo vuole in balìa delle passioni». Infatti, a partire dall’Interpretazione dei sogni del 1899 fino al L’io e l’es del 1922, Sigmund Freud rovescia il dominio razionale dell’uomo nell’Es, la parte originaria dell’uomo, sede delle pulsioni sessuali e l’io diventa una maschera che l’uomo mette per rendersi presentabile alla società.

Addirittura, con lo psichiatra e psicoterapeuta austriaco Alfred Adler, materialismo, evoluzionismo e immanentismo si intersecano, formando una concezione in cui l’evoluzione dell’uomo rivela la “volontà di potenza” (di nietzscheana memoria) in un quadro di valori che si oppongono al trascendente. Con Wilhelm Reich, convinto assertore dell’importanza fondamentale della sessualità, lo smascheramento della morale classica avviene con la critica alla società borghese e all’intera organizzazione sociale, con la spinta, attraverso la rivoluzione sessuale, ad abbattere ciò che impedisce la felicità delle persone, inibite sessualmente. Con Carl Gustav Jung gli interessi per l’occulto diventano preponderanti, laddove con l’alchimia si procede in un cammino iniziatico alla scoperta dei misteri spirituali, tra cui il Mysterium coniunctionis, l’unione degli opposti (Yin e Yang), maschile e femminile. Questo concetto, come ha mirabilmente sottolineato Marchesini, porterà Jung a elaborare una propria visione distorta cristiana, in cui Cristo e Satana, il suo opposto, sono legati l’un l’altro inscindibilmente.

Il libro non ha il solo merito di denunciare ciò che è accaduto di rivoluzionario nella storia della psicologia, ma anche di evidenziare alcune figure, come ad esempio Rudolf Allers o Viktor Frankl, che si sono contrapposti alle tendenze sovvertitrici in atto. Allers individuò nella philosophia perennis di Tommaso d’Aquino il punto di partenza per fondare uno studio obiettivo della natura umana in grado di fornire le necessarie basi alla psicologia e alla psichiatria; Frankl, attraverso la drammatica esperienza del campo di concentramento (documentata nel: “Uno psicologo nel lager”), ha proposto ed elaborato un’analisi dei significati dell’esistenza umana alla ricerca di un senso profondo per la vita.

Con l’avvento negli anni ’20 del XX secolo di alcuni intellettuali tedeschi di origine ebraica di ispirazione marxista, come Adorno, Fromm, Marcuse, che hanno influenzato la beat generation che ha portato al cosiddetto 1968, la Scuola di Francoforte (da cui provenivano) diventa la centrale ideologica della rivoluzione sessuale.

Marchesini ha evidenziato, nel capitolo sesto, il passaggio dalla “rivoluzione sessuale” all’”ingegneria comportamentale”, tracciando alcune brevi e acute osservazioni su alcuni “comportamentisti” come John Watson, Alfred Kinsey, John Money, ecc. che hanno esplicitato, attraverso le loro teorie e i loro comportamenti, il controllo e la manipolazione delle persone, reso possibile dalla nuova antropologia che ha posto l’uomo schiavo delle passioni.

Anche la psicologia umanista, basata su un’antropologia a-morale ed evoluzionista, attraverso personaggi come Abraham Maslow, Carl Rogers, Fritz Perls e molti altri, ha permesso di attivare un sistema di controllo attraverso il conseguimento del piacere, che impedisce il pensiero e rende le persone obbedienti al potere.

Lo sforzo encomiabile di Roberto Marchesini è stato quello di delineare, attraverso una carrellata di nomi significativi (a cui si rimanda ovviamente alla lettura integrale del testo), le varie fasi di questo processo distruttivo, in cui la psicologia è divenuta strumento della Rivoluzione, a servizio del potere politico e finanziario.

Gli ultimi due capitoli del libro analizzano l’antipsichiatria e le tendenze contemporanee, proseguendo il primo nella contestazione dell’uso che il potere farebbe della psichiatria e, il secondo, nel riferirsi sì a una istanza spirituale, ma sotto le spoglie di una religione vedica orientale a-morale.

Il volume di Roberto Marchesini si completa con delle interessanti appendici finali sulla psicologia, sulla riflessione “corpo, anima, psiche” e, significativamente sul “Logos e la Rivoluzione”. Dotata di ampi riferimenti bibliografici, l’opera di Marchesini può divenire uno strumento particolarmente proficuo anche per i non addetti ai lavori, non solo perché offre un quadro storico esauriente degli autori e delle linee culturali da loro espresse, ma soprattutto per aver inquadrato entro una cornice di riferimento classica il sovvertimento rivoluzionario avvenuto lungo il percorso della storia della psicologia.

Fabio Trevisan