Navarro Valls e Giovanni Paolo II in difesa della vita. Articolo di Riccardo Pedrizzi.

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Joaquin Navarro Valls dette un apporto determinante come rappresentante della Santa Sede alla Conferenza delle Nazioni Unite al Cairo nel 1994, a Copenaghen, a Pechino (1995) ed a Istambul (1996) per tentare di raddrizzare la deriva antinatalista ed abortista.

E’ alla Conferenza del Cairo che ebbi continui contatti con Navarro, che lo conobbi bene, tanto che mi aiutò a far assumere alla delegazione italiana, guidata dal Ministro della famiglia, Antonio Guidi, praticamente, le stesse posizioni della Santa Sede. Mi piace ricordare che nella delegazione italiana c’era anche l’attuale Presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Rileggendo oggi le dichiarazioni di Navarro e del Capo delegazione vaticana, che era Mons. Renato Martino, poi diventato cardinale, si possono fare immediatamente alcune riflessioni: in quei tempi appariva profetico affrontare la questione demografica con forza, individuando senza alcun timore reverenziale e senza complessi di inferiorità le centrali antinataliste a livello mondiale: Usa (Al Gore ne era il rappresentante), Banca Mondiale, l’Organizzazione mondiale della sanità, la Fondazione Rochefeller ecc. ecc. Centrali potenti e ricchissime molto attive sullo scacchiere internazionale. Navarro si pose subito in aperta contestazione a questa lobby potente e pervasiva ed arrivò al punto di richiedere ufficialmente un resoconto dettagliato su come venissero spesi e distribuiti i soldi raccolti per i Paesi in via di sviluppo.

All’inizio della Conferenza la posizione del Vaticano era molto isolata, alla fine decine di Paesi, compresi molti Stati islamici, condivisero le tesi vaticane.

La sua fu una difesa ad oltranza della famiglia e non “delle famiglie”. Alla famiglia naturale riteneva che bisognasse riservare risorse per combattere la mortalità infantile, la mortalità delle donne, per l’educazione, che l’ONU ed altri organismi invece intendevano riservare alla cosiddetta “pianificazione sanitaria” alla “salute riproduttiva” ed alla “salute sessuale”.

Obiettivi che in realtà erano il paravento per legalizzare a livello planetario, anche per le adolescenti, la pratica dell’aborto. Questa terminologia, questi termini ambigui formavano il contenuto centrale del documento proposto dall’ONU, nel quale venivano – secondo i nostri conteggi –  ripetute per oltre 100 volte.

Ci accorgemmo che per ottenere finanziamenti molti Paesi erano costretti a sposare questa linea criminale, antinatalista, praticamente imposta dai Paesi più ricchi a quelli più poveri: ti do i soldi per una diga o per una ferrovia solo se pratichi tanti aborti o distribuisci tanti vagoni di profilattici.

Erano tempi – che bei tempi! – che né il Vaticano né il governo italiano avevano paura di andare controcorrente e nemmeno di prendere posizioni nette, meno che meno si aveva paura delle parole: Navarro giocava a tutto campo, tessendo la rete di contatti con mezzo mondo, “marcando” e seguendo passo passo tutti i lavori della Conferenza; il Ministro Guidi ribadiva a nome del governo italiano il “no assoluto” alla legittimazione dell’aborto; chi vi parla presentò una mozione firmata da decine di senatori e fece dichiarazioni fortissime, arrivando a paragonare i demografi dell’ONU a quelli del Terzo Reich sulla scorta di un documento del 1941 della Germania nazista, che rintracciai, analogo a quello delle Nazioni Unite; 32 associazioni familiari italiane presentarono un documento al governo italiano per esprimere la propria contrarietà ad una “politica demografica di limitazione delle nascite ed alla mostruosa legalizzazione dell’aborto”; la rivista “Tracce” di Comunione e Liberazione, tra le varie pubblicazioni, pubblicava uno studio che smentiva tutti gli allarmismi e le posizioni dei demografi dell’ONU. Erano – quelle delle Nazioni Unite – notizie false, fake news, come quelle che si diffondono oggi sull’ambiente da parte dei catastrofisti di turno che fanno capo alle stesse, solite lobby.

Ma – evidentemente – il merito di quella tenuta delle posizioni, di quella vivacità, di quell’impegno non era nostro.

Il mondo cattolico era così mobilitato – diciamo la verità – perché aveva alle spalle un Papa come Giovanni Paolo II, che ci dava forza ed entusiasmo e che sapeva scegliere i suoi collaboratori ed i suoi portavoce, molti dei quali erano uomini come Joaquin Navarro-Valls.

Riccardo Pedrizzi