Omofobia, Pro Vita e Famiglia: “Ddl Zan-Scalfarotto è osceno. In piazza contro la dittatura”

Brandi_convegno

Roma, 01 luglio 2020

Abbiamo finalmente letto il testo del progetto di legge, è osceno: con il ddl Zan-Scalfarotto possiamo affermare che la teoria del gender diventerà legge e che i bambini saranno obbligati a festeggiare l’identità transgender già dall’asilo, questo succederà in ogni scuola di ordine e grado. I genitori che vorranno opporsi all’indottrinamento rischieranno la galera o la multa. Questa è la fine della libertà e l’entrata dell’Italia in una nuova dittatura. Si era sperato che la maggioranza e il Minculpop LGBT si rendessero conto dell’assurdità di certe iniziative e norme divisive e meramente ideologiche, nonché della situazione critica economica del momento (che invece non ha impedito di stabilire fondi di 4milioni di euro per le attività di prevenzione e il contrasto delle discriminazioni come riporta il testo di Zan e Scalfarotto). Ma la maggioranza Pd-M5s ha deciso di invocare una legge violenta per tappare la bocca per sempre a chi dice che un bambino ha bisogno di papà e mamma. E questo è inaccettabile! Inoltre questa PDL discrimina le donne e calpesta i loro diritto. Eccco cosa succede nei paesi dove simili leggi sono passate. Il Connecticut è uno dei 18 stati  americani che consentono ai transgender di partecipare a competizioni sportive dell’opposto sesso biologico.  Questa politica è molto criticata dalle atlete donne che si trovano a dover competere con maschi che – anche senza aver fatto l’intervento di chirurgia plastica volto alla castrazione – si percepiscono femmine. (www.nbcconnecticut.com/news/local/connecticut-transgender-policy-found-to-violate-title-ix/2278511/?inf_contact_key=b2f676a8903237ed05727369129804c91b0a3f0fd3ee5d9b43fb34c6613498d7). Nel 2019 diverse atlete avevano sporto denuncia nei confronti di due corridori trans (Terry Miller e Andraya Yearwood) che avevano vinto a man bassa diverse competizioni di atletica leggera: in questi giorni è arrivata la decisione dell’Ufficio per i diritti civili del Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti che ha dato loro ragione. Ma di episodi analoghi se ne registrano a bizzeffe da anni, in America e in Europa.
In Canada, ad esempio,  https://www.provitaefamiglia.it/blog/canada-atleti-transgender-nelle-competizioni-femminili Rachel McKinnon, che ora si chiama Veronica Ivy, ma che biologicamente è maschio, ha vinto varie medaglie ai campionati del mondo di ciclismo su pista. Come rilevava l’ex campionessa Victoria Hood, certamente spetta a chiunque il diritto di fare sport, spetta a tutti, a tutte e a tutt*.  Un’altra cosa, però, è il diritto di partecipare a qualsiasi competizione. Anche Martina Navratilova, (ha lasciato il tennis nel 2006 dopo trent’anni di successi strepitosi) in passato si è esposta pubblicamente https://www.ilmattino.it/sport/altrisport/navratilova_contro_le_atlete_trans_una_pratica_folle_un_vero_imbroglio-4306260.html dicendo: “È sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini. Non basta definirsi donna per competere con le donne. Devono esserci dei criteri, se hai un pene non puoi competere con le donne. La via scelta dalla maggior parte delle Federazioni sportive non risolve il problema. Così è una vera e propria truffa che ha consentito a centinaia di atleti che hanno cambiato genere, di vincere quello che non avrebbero mai potuto ottenere in campo maschile, specialmente negli sport in cui è richiesta potenza”. Per dichiarazioni come questa è finita nel tritacarne mediatico che la “Gaystapo” mette in moto contro chi viene tacciato di omo-transfobia. Eppure la Navratilova è una lesbica dichiarata.

E sono proprio le lesbiche – che in buona parte appartengono a movimenti femministi radicali – quelle che hanno più coraggio di alzare la voce a tutela dei diritti delle donne rispetto a tante altre sedicenti femministe.  La sociologa e saggista americana Camille Paglia, atea, lesbica dichiarata anche lei, ha usato toni molto duri nei confronti della sinistra, di parte del movimento femminista e dei transessualisti https://www.ilfoglio.it/cultura/2017/07/24/news/un-grande-fuoco-di-paglia-145865/
«È certamente ironico come i liberal, che agiscono come difensori della scienza quando si tratta del riscaldamento globale (un mito sentimentale non supportato dalle prove) rifuggano ogni riferimento alla biologia quando si tratta del sesso. La verità biologica cruda è che i cambiamenti sessuali sono impossibili. Ogni singola cellula del corpo rimane codificata dal proprio sesso per tutta la vita. Le ambiguità intersex possono verificarsi, ma sono anomalie che rappresentano una minima percentuale di tutte le nascite umane.

In una democrazia, tutti dovrebbero essere liberi da molestie e abusi. Ma allo stesso tempo, nessuno merita diritti speciali, protezioni o privilegi in base alla propria eccentricità».

Eppure in America i trans pretendono di frequentare spogliatoi, toilette e carceri femminil (dove non si contano i loro stupri!), riservati a quelli o quelle del sesso opposto: ci sono “uomini” con le mestruazioni che rivendicano il diritto di trovare i distributori di tamponi igienici nei bagni dei maschi. Ci sono detenuti che “si sentono” donne e pretendono e ottengono il trasferimento nei carceri femminili.

Chi paga questa follia? Le donne: le recluse che vengono violentate; le ragazzine che vengono molestate nei bagni pubblici. Per il Comitato Olimpico Internazionale (CIO), le donne che – anche per natura – avessero troppi ormoni androgeni nel sangue devono essere escluse dalle competizioni agonistiche. Ma già dal 2012 gli atleti transessuali maschi, operati per sembrare femmine, erano stati ammessi a gareggiare tra le donne. Le Olimpiadi oggi sono aperte ai trans, anche se non si sono sottoposti a castrazione. Richiedere, infatti, le modifiche anatomiche chirurgiche come pre-condizione per la partecipazione alle gare sarebbe in contrasto con il rispetto dei “diritti umani”, secondo il Comitato Olimpico Internazionale. I trans obiettano che il loro corpo non produce più testosterone dopo anni di bombardamenti ormonali ad hoc. Fanno finta di non sapere che la produzione di testosterone non è l’unica fonte delle diverse capacità fisiche degli uomini e delle donne: la struttura ossea, il volume polmonare e la dimensione del cuore non sono alterati dalla terapia ormonale;  il tessuto connettivo dei maschi resta più forte, come anche la densità muscolare resta più elevata, rispetto alle donne.

Gli uomini sono, in media, il 30 per cento più forti delle donne, hanno il baricentro più alto, più potenza e maggiore carica agonistica ( e non hanno problemi col ciclo mestruale).

Basta confrontare le tabelle dei record mondiali di atletica leggera o di nuoto per toccare con mano il divario scritto da madre natura nel DNA maschile e femminile.

Solo un esempio: un uomo nuota in media in meno di 23 secondi i 50 metri stile libero, tempo che sarebbe un record mondiale per una donna.

Dov’è la parità di diritti? Florence Griffith-Joyner , che nell’88 ha corso i 100 metri in 10.49 secondi (record del mondo) è stata massacrata mediaticamente (anche da morta) per un sospetto doping che non è mai stato provato. Il suo record sarà battuto, prima o poi: magari da un’atleta non sospetta di doping, per carità, ma con “attributi maschili”.

Insomma questa maggioranza ideologizzata non ha ascoltato le tantissime voci che si levavano da tutta Italia, dalle femministe che non vogliono che nella legge ci sia un riferimento all’identità di genere fino al mondo cristiano che con la Cei ha espresso il proprio parere negativo. Per questo scenderemo in piazza l’11 luglio in più di 100 città come stiamo organizzando attraverso il sito restiamoliberi.it, perché tornino il buon senso e la ragione e nessuno rischi di finire in carcere per le proprie idee e perché difende la famiglia! Non ci fermerà nessuno, in difesa di tutti”.
Toni Brandi