SOLE-24 ORE, GOTTI TEDESCHI: NASCITE DA SOSTENERE 04 Luglio 2020

ettore gotti

ROMA – La notizia che la caduta della natalità potrebbe assumere una nuova accelerazione in Italia con l’uscita dall’emergenza Covid-19 non sorprende Ettore Gotti Tedeschi, l’economista e banchiere che già diversi anni fa, ben prima di assumere la presidenza dello Ior tra il 2009 e il 2012, aveva ammonito sulle conseguenze morali, prima ancora che economiche, di una popolazione con tassi di fecondità negativi. “Abbiamo voluto arrivare a questo punto – spiega al Sole24Ore – perché è chiaro ormai da cinquant’anni che il calo del tasso di natalità si accompagna un calo della crescita economica. Si tratta di un risultato voluto, direi perseguito in una prospettiva culturale e morale che ha sempre negato la natalità come un fatto naturale dell’uomo. E se freni la natura la modifichi, crei scompensi. Il crollo voluto delle nascite in Italia e nell’Occidente ha generato effetti sempre più negativi, fino a questa pandemia”.

In effetti secondo l’Istat ormai per il 67% il calo delle nascite dipende dal fatto che si è ridotta la popolazione femminile in età feconda.

Certamente siamo difronte a una transizione demografica strutturale. Solo una presa di coscienza culturale e morale può frenare questa tendenza ma servirà una generazione per farlo, sempre che lo si voglia fare. Io sono convinto che non lo si voglia.

Dal Rapporto Istat si apprende però che il numero di figli che le persone riescono ad avere non riflette il diffuso desiderio di maternità e paternità presente nel nostro Paese.

Io non sto dicendo che non ci sono rimedi, che non si possano adottare politiche per la natalità. Si potevano e dovevano adottare prima, per esempio dal Duemila, quando abbiamo raggiunto il picco della deindustrializzazione e delle delocalizzazioni produttive, con conseguente perdita di competitività. Non si può pensare che un’economia possa andare avanti solo con il consumismo individuale che supplisce al calo delle nascite. E oggi è troppo tardi.

A pesare sulle scelte delle famiglie ora oltre la crisi c’è l’incertezza sul futuro.

E c’è un silenzio assoluto delle autorità morali. Oggi la Chiesa non parla più di figli e di nascite. Il messaggio della Genesi, andate e moltiplicatevi, è stato sostituito da altri messaggi: si parla di ambiente, di immigrazione, di povertà. Non di figli, non si parla più di figli come un dono di Dio. I vescovi dicono che sono i migranti un dono di Dio.

C’è un problema di emergenza demografica nei paesi più arretrati. In Italia il numero di figli per donne della generazione 1978 era 1,43 oggi in quei paesi siamo al 2,2-2,3

Negli anni Settanta la popolazione mondiale era di 4 miliardi, due vivevano nei paesi più ricchi e due in quelli poveri o emergenti. Oggi siamo 7,5 miliardi, con cinque che vivono nei paesi ex-poveri o in via di sviluppo e gli altri due sempre nei paesi ricchi. Statistiche Onu su lunghe serie storiche dimostrano che a una crescita delle natalità segue una crescita dell’economia superiore fino a 40 volte quelle della popolazione. Ma ripeto, qui non stiamo parlando di matematica o di economia, il crollo delle nascite è una questione morale che riguarda l’Occidente e il suo declino.

In questi anni si è molto parlato delle politiche per la famiglia adottate in Francia come modello cui guardare.

La Francia a differenza dell’Italia ha una cultura laica e una Costituzione, quella del 1905, laicista. Eppure ha adottato per tempo politiche di sostegno della natalità. A differenza dell’Italia, che con la sua cultura cattolica ha abbandonato il tema da molti anni. Qui da noi si parla per esempio di paternità responsabile dai tempi del Concilio vaticano II, si sostiene che fare troppi figli non è giusto, e lo dicono anche le coppie cattoliche. Lo ripeto, da cinquant’anni è in atto questa tendenza, ed è voluta. Non è una conseguenza del destino. Cambiare si può con le giuste politiche ma serve una volontà morale e culturale che io oggi purtroppo non vedo.