UN POPOLO CHE ESISTE E RESISTE MA CHE VUOLE ESSERE GUIDATO. Intervista a Tommaso Scandroglio sul Congresso delle Famiglie di Verona

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Dott. Scandroglio, al Congresso mondiale delle famiglie si parla di famiglia naturale. Cosa rende naturale la famiglia?

Nel diritto naturale si afferma che la persona umana è portatrice costitutivamente di diverse inclinazioni, tra le quali quella verso la persona di sesso opposto, al fine di amarla e di mettere al mondo dei figli da amare anch’essi. Da questo punto di vista la famiglia trova fondamento nella natura umana, ed è pertanto un dato condivisibile da tutti, atei compresi. La difesa della famiglia naturale è un dovere quando viene messa in discussione da prospettive ideologiche. L’ideologia, infatti, non riconosce la realtà. Le polemiche sorte negli ultimi giorni in questo senso sono ideologiche. Si attacca il Congresso perché difende un dato di natura.

Quali azioni concrete dovrebbe mettere in campo la politica per sostenere e aiutare la famiglia?

Sul fronte famiglia la politica può fare diverse cose. Una di queste, di cui non si vuole parlare, è limitare o tentare di abrogare la legge sull’aborto. Vorrei ricordare che un quinto dei concepiti è vittima dell’aborto. Proviamo a pensare come sarebbe la nostra società con il 20 per cento in più di persone. So che puntare all’abrogazione della legge sull’aborto sembrerebbe puntare troppo in altro, ma questo è precisamente la strategia seguita dal Partito radicale nei decenni scorsi nelle loro battaglie per i cosiddetti diritti civili. Essi hanno puntato al massimo e, ottenendo un po’ alla volta quello che chiedevano, sono riusciti a ribaltare la società. Si dovrebbe prendere esempio dai radicali, seguendo il loro metodo, ma ovviamente nella direzione opposta. Faccio un esempio: quasi vent’anni fa circa, c’era chi chiedeva in Parlamento di equiparare l’unione fra persone dello stesso sesso al matrimonio civile. Allora la proposta sembrava folle, ma si inscriveva in una strategia che alla lunga sarebbe risultata vincente.

Può da sola la politica capovolgere questa situazione?

Io penso che non basti la politica, ancorché buona. È vero che le leggi malvagie possono cambiare grazie all’apporto di politici illuminati. Ma tali leggi sono leggi-specchio, vale a dire riflettono il senso comune ampiamente diffuso. Perché la politica cambi, occorre che cambi innanzitutto la cultura, la coscienza. Non è un invito ad abbandonare il terreno della politica, ma ricordare che servono tutte e due. Il primo aspetto, però, è determinante.

Il Congresso mondiale delle famiglie di Verona è un segnale che ancora esiste il popolo del Family Day?

Il popolo del Family Day, soprattutto del secondo in cui si è praticamente autoconvocato, è un popolo di persone di buon senso che hanno tre caratteristiche: hanno poche idee ma chiare; non sono disposti a rinunciarvi; e non sono disposti a scendere a compromessi. Questo congresso può essere utile a capire la determinazione di questo popolo nella difesa dei principi non negoziabili. È un popolo che esiste ancora e che probabilmente si potrà rivitalizzare. Vuole, però, essere guidato, è alla ricerca di punti di riferimento. L’importante è che il mondo cattolico non si presenti diviso, ma unito, e che le varie realtà collaborino. A questo riguardo si nota come una scollatura tra la base e i vertici, tanto politici quanto ecclesiastici. Ad esempio il governo in carica non ha fatto moltissimo per la famiglia, non so se perché non ha potuto o perché non ha voluto. Può darsi e speriamo che questo Congresso possa portare qualche frutto positivo in tal senso.

Alessandro Cortese