La Democrazia si trasforma necessariamente in Tirannide. Di Platone

Raffaello Sanzio Scuola di Atene -Platone ed Aristotele - Musei Vaticani

Non credi che l’uomo democratico sia innanzitutto libero, e che lo Stato medesimo sia in ogni suo aspetto permissivo, e che in esso ci sia libertà di espressione e la possibilità di fare ciò che più aggrada?

E si sa che dove c’è eccessiva tolleranza, ognuno organizza la sua vita secondo una sua regola particolare, a propria completa discrezione.

Sta’ a vedere che questa finisce con l’essere la migliore delle forme di governo! Un tale Stato vivacizzato da ogni tipo di costume apparirebbe magnifico come un mantello ricamato di fiori sgargianti di ogni genere. E forse anche questo Stato sarebbe giudicato bellissimo dalla maggioranza che si comporta come i fanciulli e le donne quando ammirano vesti variopinte.

Perché a causa della libertà che in esso vige ne possiede di ogni genere. Quasi quasi, per uno che, come noi stiamo facendo, avesse in animo di fondare una Città, converrebbe decisamente recarsi in uno Stato democratico, e, come se fosse al mercato dei governi, scegliersi quel regime che più gli piace, e una volta scelto metterlo in atto.

E il fatto che in una tale città non ci sia alcun bisogno di assumersi la responsabilità del comando, neppure se avessi tutte le doti per farlo; e neanche saresti tenuto ad obbedire, se non lo desideri, né a combattere quando gli altri combattano, o ad essere in pace quando gli altri lo siano, posto che tu non voglia esserlo; e poi se a ciò aggiungi che quand’anche una legge ti vietasse d’aver posti di comando o di far parte della magistratura, ciò non di meno, se la cosa ti aggrada, tu non dovresti astenertene; ebbene di primo acchito, non diresti che è portentoso e dolce un tale sistema di vita?

E inoltre non è davvero squisita la mitezza di certe sentenze? O non vedi risiedere tranquilli e passeggiare in mezzo alla Città uomini condannati a morte o all’esilio, e gironzolare qua e là non visti né notati da alcuno, come fossero eroi?

E come giudicare l’arrendevolezza e il lassismo di questa forma di governo, direi di più, il disprezzo di quei criteri che noi abbiamo esposto con tanto impegno, quando ponevamo i fondamenti dello Stato? Allora si sosteneva che un individuo, per quanto dotato di una natura più che buona, non potesse mai diventare un virtuoso, se fin da bambino, nel gioco, non si fosse abituato alle cose oneste e poi non si fosse applicato completamente ad esse. Ora, invece, a tutti questi criteri si passa sopra con spavalderia, né ci si preoccupa da quale genere di formazione deriva chi gestisce la vita politica e anzi si onora chiunque basta che si proclami amico del popolo”.

Allora, come nasce la tirannide? Direi che è ovvio che essa tragga origine dalla democrazia. A mio giudizio, quando uno Stato democratico, nella sua sete di libertà, si trova ad essere accudito da cattivi coppieri, bevendo di questa libertà allo stato puro e più del lecito, se ne ubriaca, e allora quei governanti che non siano più che disponibili e propensi a concedere la massima libertà, li perseguita, incolpandoli di scelleratezza e di atteggiamento autoritario.

Quelli che si mostrano obbedienti alle autorità li screditano chiamandoli uomini servili, gente da nulla; al contrario stimano ed esaltano i comandanti che si atteggiano a subalterni, e i subalterni che si atteggiano a comandanti, sia in privato che in pubblico. Del resto, non è fatale che in uno Stato di tal genere l’amore per la libertà sovrasti ogni altro?

Ad esempio, il padre impara a mettersi nello stesso piano di un giovane e temere i figli, e parimenti il figlio si sente sullo stesso piano del padre, non avendo nei riguardi dei suoi genitori nessun rispetto né timore, e tutto ciò in quanto vuol essere un uomo libero. In un tale ambiente il maestro ha paura degli studenti e se li tiene buoni. Da parte loro gli scolari non tengono in nessun conto i maestri, e così pure i pedagoghi. Insomma, i giovani si danno le arie da uomini maturi e han sempre da ridire a parole e a fatti. Gli uomini maturi, invece, vogliono portarsi al livello dei giovani e così fanno sfoggio di atteggiamenti spigliati e scherzosi per imitarli e non passare per scorbutici e autoritari.

Ora, se si sommano tutti questi elementi, non vedi come il risultato renda labile l’anima dei cittadini, cosicché basta che uno osi solo proporre una qualche forma di sudditanza, perché essi si inalberino e non ne vogliano sapere? In questo modo essi finiscono col non tenere in conto neppure le leggi scritte o non scritte, pur di non avere sopra di sé nessuno che in qualche modo la faccia da padrone.

Eccoti, caro amico, in tutta la sua bellezza ed esuberanza il principio da cui germina la tirannide, almeno per quanto mi risulta.

D’altra parte è evidente che una libertà spinta all’eccesso si rivolti in una schiavitù spinta all’eccesso, così nella sfera privata come in quella pubblica. Di conseguenza  è altrettanto logico che la tirannia non possa sorgere da nessun’altra forma di governo che dalla democrazia.

Dividiamo in via teorica lo Stato democratico in tre classi. Una classe è questa che si forma in esso – ma in misura non minore anche nella oligarchia – per effetto della esagerata libertà. Solo che in questa forma di governo è molto più battagliera che in quella. Là non ha peso politico, è estromessa dal potere,  e perciò non ha esperienza ed è poco combattiva. Nella democrazia, invece, tranne che in rari casi, essa costituisce l’avanguardia, e la sua parte più agguerrita parla e agisce, mentre tutti gli altri si ammassano sotto il palco e coi loro strepiti tengono lontano chi vuole esprimere altre opinioni. Ed è così che in un tal regime tutto il potere, o poco meno, finisce nelle mani di costoro.

Ma c’è un’altra classe che sempre si stacca dalla massa. In un contesto in cui tutti cercano di arricchirsi, chi per natura è più bravo quasi sempre diventa più ricco. Così mi immagino che presso di loro i fuchi trovino grande abbondanza di miele, bell’e pronto da succhiare.

Il popolo poi potrebbe costituire la terza classe; e si tratta di uomini non ricchi che pensano al proprio lavoro, si mantengono estranei agli affari politici e hanno per lo più poche risorse. In democrazia è questa la classe che, quando si riunisce, ha maggior potere, perché è più numerosa. Non ama far riunioni di frequente, a meno che non le si dia parte del miele, e infatti ne ha parte ogni qualvolta i suoi capi riescono a depredare chi ha ricchezze, per distribuirle alla massa, una volta tolta la gran porzione che trattengono per sé.

Penso però che le vittime di queste spogliazioni siano costrette a difendersi, parlando al popolo e ricorrendo a tutti i mezzi possibili. E dunque, anche se non hanno alcun progetto eversivo, gli altri li accusano di cospirazione contro il popolo e di tendenze oligarchiche. Ed ecco fioccare i processi, le denunce, le liti degli uni contro gli altri.

Del resto, non è forse vero che il popolo di preferenza è solito mettere al vertice un solo uomo che poi nutre e rafforza nel suo potere? E allora è chiaro che il tiranno, quando prende piede, da nessun’altra parte potrebbe fiorire se non mettendo radici nel tribunato del popolo.

[Repubblica, VIII, 556 B -569 C].