La fine del ciclo biologico dell’Occidente. Di Ferdinando Fedi.

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La vicenda dai contorni non ancora ben chiari accaduta a Washington è solo l’ultima dimostrazione di una evidente crisi che sta dilagando in Occidente. Lo sconcertante attacco al Parlamento americano ha generato vignette raffiguranti Bashar-al Assad dalla Siria o Kim Jong-un dalla Corea intenti ad inviare truppe per contribuire a ristabilire la democrazia negli Usa. Uno smacco senza precedenti per un Paese che quella democrazia è abituato ad esportarla in ogni area di crisi del pianeta. Grave episodio che ha segnato l’epilogo del presidente, Donald Trump, accusato di aver “preferito il protezionismo degli Usa alla colonizzazione planetaria, di essersi occupato più degli americani e meno degli altri, di esssere stato più re d’America che imperatore del mondo”. Un presidente che prima di ogni altro ha avuto la colpa di essere stato l’antagonista di quel dilagante politically correct che soffoca e avvelena la scuola, la televisione, la chiesa non solo negli States, dove nel Massachusetts, alcune scuole hanno deciso di eliminare l’Odissea dal programma di studio, poiché non conforme ai dogmi del progressismo liberale mettendo cosi in discussione le origini di quei valori alla base della cultura occidentale e forse non sapendo che dai poemi omerici si può imparare anche il tanto acclamato concetto di ospitalità e di accoglienza sacro per i greci.

Non bisogna andare lontano. In Italia ogni anno non mancano ignoranti professori o saccenti sindaci che ritengono il presepe offensivo di altre culture e arrivano ad espungere dai canti natalizi ogni riferimento alla nascita di Gesù, dimostrando di sconoscere che anche il Corano contempla tale evento. Una senatrice del nostro Parlamento, per manifestare il desiderio di cancellare ogni valore tradizionale si è appesa al collo un cartello ove con elegante prosa ha sintetizzato il suo pensiero: “Dio, Patria e famiglia che vita di m…. Con buona pace di chi in quella Patria ci ha creduto sino a sacrificarne la vita. Poi c’è quell’ossessione verso il genere. Pare che nei programmi di Nancy Pelosi la prima preoccupazione sia la cancellazione dei termini padre e madre. Giusto per non restare indietro rispetto alla Francia, dove una legge ha vietato l’utilizzo di tali vocaboli, relitti del passato capaci di offendere le famiglie omosessuali. Meglio genitore 1 e genitore 2, più coerenti alla condizione dei figli delle coppie dello stesso sesso. Si vuole cancellare tutto, da “Via col Vento” alle statue di Cristoforo Colombo dal Festival di Venezia alle “tripoline”, pasta prodotta da un marchio che si è subito affrettato a cambiarne la denominazione dopo le prime inevitabili critiche. Un distorto senso del politically correct porta ad attualizzare e a processare il passato nelle sue declinazioni filosofiche, artistiche, storiche e letterarie con il rischio che la forza distruttiva in atto invece di facilitare inibisca il processo di inclusione culturale. Complice altresì la crisi della struttura politica che in molti Paesi occidentali ha consentito a persone senza particolari profili di porsi alla guida della società. La mancanza di ideali e di una adeguata cultura storica ha consentito che in molti casi il perseguimento dell’interesse personale abbia prevalso su quello dello Stato, lasciando sempre più spazio al potere detenuto dall’alta finanza. Esempio ne è l’oscuramento del pensiero del presidente degli Stati Uniti deciso da privati. Si è liceizzato che un amministratore delegato possa sospendere la libertà di espressione anche dell’uomo politico tra i più potenti al mondo, azione della cui gravità dovrebbe rendersi conto anche chi fra pochi giorni assumerà quell’incarico. Salvo che non sia più legato a quelle società che alle Istituzioni che andrà a presiedere.

Messi da parte i grandi temi del pensiero umano, ha sempre più spazio quell’orda che vuole abolire Dante, amen, Omero e minare “Dio Patria e Famiglia” facendoli saltare in aria come i Buddha di Bamiyan. Oswald Spengler, cento anni fa, nel suo “Tramonto dell’Occidente” spiegava che le civiltà, come tutte le forme vitali, appartengono al “mondo organico” e dunque rispondono ad un principio biologico che giunto all’apice regredisce. Nel loro periodo ascendente predominano i valori spirituali e morali che danno il senso all’esistenza degli esseri, che vivono secondo i dettami del diritto naturale. Quando la civiltà invecchia vengono messi in discussione i valori con cui è cresciuta e si passa in uno stadio in cui edonismo e denaro assurgono ad unici simboli riconosciuti. Neppure il Cristianesimo, divenuto riferimento dell’Occidente dopo la caduta dell’Impero romano, ora in crisi e senza guida, viene in soccorso e, in assenza di quella morale, ciò che per millenni era stato considerato abominevole nella nostra epoca può essere sbandierato come giusto. Forse la pianta della nostra civiltà ha iniziato ad ingiallire le foglie e chi cerca di uscire dai nuovi specifici paradigmi – gender, razza, linguaggio – sarà destinato ad essere emarginato. Con ogni mezzo ritenuto lecito.

Frdinando Fedi

(opinione.it)