Le serate di San Pietroburgo oggi.

Editore: Solfanelli
Pagine: 207
Prezzo: €15,00

Le serate di San Pietroburgo, o Colloqui sul governo temporale della Provvidenza, rappresenta senza dubbio il capolavoro letterario di Joseph de Maistre (1753-1821). Questa edizione, che presenta testi opportunamente ritradotti da Carlo Del Nevo dopo l’ultima edizione italiana apparsa per Rusconi nel 1971, è arricchita da una nuova e corposa Prefazione, scritta dal giovane filosofo cattolico Ignazio Cantoni (cfr. pp. 6-46),

Originariamente pubblicate postume dal figlio di de Maistre, Rodolphe, nel 1821, Le serate di San Pietroburgo constano di undici colloqui che, il Conte savoiardo, immagina fra tre personaggi, un nobile cattolico piemontese, in cui si immedesima idealmente, un notabile russo di religione ortodossa, il Senatore, ed, infine, il più giovane dei conversatori, il Cavaliere, che è un esule contro-rivoluzionario francese. Fra questi tre esponenti della società della Restaurazione si sviluppano discussioni sui più svariati temi attinenti la Giustizia divina, l’immortalità dell’anima, il senso della vita, della morte e della storia, oltre che del bene e del male e delle loro conseguenze anche nella vita sociale.

Come detto, il personaggio del nobile piemontese, il Conte, rappresenta lo stesso de Maistre, dato che i suoi interventi riflettono perfettamente le idee e la personalità del pensatore savoiardo. Il Senatore e il Cavaliere, invece, sono probabilmente ispirati a persone che egli conobbe durante il suo soggiorno nella Russia zarista (a San Pietroburgo, appunto).

La concezione di de Maistre della giustizia divina, realizzata e realizzabile in parte anche in terra, rappresenta il tema principale del Primo colloquio. Essa è sintetizzabile nella frase che spesso è citata dagli specialisti dell’opera del Conte savoiardo, ovvero: «Il gladio della giustizia non ha fodero; deve sempre minacciare o colpire» (p. 62), nel senso di giudicare necessaria una autorità temporale che continuamente s’incarichi di premiare o punire gli uomini, violatori delle leggi e della morale a causa del peccato originale.

Sempre in questo primo colloquio è spesso ricordata, a sproposito, la citazione famosa come l’”elogio del boia”. In questo testo, in realtà, de Maistre, in termini paradossali se vogliamo, non fa’ altro che esprimere sentimenti di riconoscenza al lavoro di quegli uomini che, ieri come oggi, si rendono esecutori delle sentenze penali. Oggi potremmo identificarli con gli agenti della giustizia o delle Forze dell’ordine che, quando rispettano le leggi positive, conformi alla morale naturale e cristiana, non fanno altro in effetti che essere strumenti della giustizia sulla terra, ai quali non può che andare il dovuto riconoscimento sociale.

Dell’Ottavo colloquio vanno in particolare rilevati i passaggi nei quali i tre conversatori giustificano il motivo di mettere per iscritto i discorsi che hanno animato le Serate di San Pietroburgo. Come chiarisce il Conte, infatti, la necessità di tramandare ai posteri i “verbali” dei loro colloqui sul governo temporale della Provvidenza, risiede principalmente nel fornire a «molta gente nel mondo, soprattutto molti giovani, estremamente disgustati dalle dottrine moderne», strumenti per evitare di andare «alla deriva» (p. 292). «Vorrei trasmettere loro – afferma “per interposta persona” lo stesso de Maistre – queste stesse idee che  hanno occupato le nostre serate, nella persuasione che sarei utile a qualcuno e almeno gradito a molti altri» (ibidem.).

Nel Decimo colloquio, fra queste “idee”, particolarmente degna di essere segnalata è quella che si concretizza in un vero e proprio “inno” alla civiltà cristiana ed all’identità europea che ne è discesa, dal Medio evo all’Ancien Régime, che troviamo in uno dei primi interventi a tal proposito del personaggio del Conte. Quest’ultimo, infatti, interpellato sulla storia e sulla vocazione del “vecchio continente”, risponde senza tema di smentita: «Lo scettro della scienza appartiene all’Europa perché essa è cristiana. Essa è giunta a questo elevato stato di civiltà  e di conoscenza perché ha cominciato con la teologia; perché le università furono innanzitutto scuole di teologia, e perché tutte le scienze trapiantate su questo soggetto divino hanno manifestato la linfa divina con una rigogliosa vegetazione» (p. 350). 

In conclusione, ricorda giustamente Ignazio Cantoni nella sua Prefazione, dai colloqui che compongono Le serate di San Pietroburgo emerge tutta «la profondità del pensiero di de Maistre, la sua potenza evocativa, i suoi grandi affreschi storici e teoretici, che hanno costituito ispirazione in uomini quali, per esempio, il sacerdote roveretano beato Antonio Rosmini Serbati, per il quale Maistre è un “pensatore sublime” (Filosofia della politica, a cura di Mario D’Addio, vol. 33 di Idem, Opere edite ed inedite, Città Nuova, Roma 1997, p. 117), e il pensatore e uomo d’azione brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908–1995), che al conte savoiardo si rifà ponendolo in compagnia di Bonald e Juan Donoso Cortés primo marchese di Valdegamas (1809-1853)» (p. 44).

 

Giuseppe Brienza-Omar Ebrahime (a cura di), Le serate di San Pietroburgo oggi, Edizioni Solfanelli, Chieti 2014, pp. 207, € 15