Le “verità di fede” di Padre Cavalcoli: apprezzamenti con qualche perplessità. Di Stefano Fontana

Cavalcoli

Padre Giovanni Cavalcoli OP pubblica un interessante libro su “Le verità di fede”. Il sottotitolo dice: “Tutti i dogmi e le dichiarazioni dottrinali della Chiesa cattolica”. Il libro è edito da Fede & Cultura e consta di 259 pagine [vedilo qui].

L’idea è alquanto buona e utile, in un’epoca di notevole confusione dottrinale come la nostra. Padre Cavalcoli raccoglie i testi dogmatici e dottrinali dall’antichità ad oggi, fornendoli al lettore con una sua invenzione particolare: scrive in grassetto a corpo grande i dogmi che egli chiama “di primo grado” e in grassetto a corpo più piccolo quelli che chiama di “secondo grado”. Queste espressioni forse non sono indovinatissime, ma è chiaro l’intento dell’Autore: porre in evidenza i dogmi fondamentali della fede rispetto ad altre dichiarazioni dottrinali non avente la stessa portata, ma comunque vincolanti al loro livello. Forse non era il caso di chiamare “dogmi” ambedue le cose, ma ciononostante questo espediente didattico-grafico si dimostra utile.

Un altro aspetto utile del libro è che in una serie di capitoletti iniziali, Padre Cavalcoli spiega al lettore alcuni criteri fondamentali per accostarsi ai  dogmi e alla dottrina della Chiesa, come per esempio la distinzione tra dogmi definiti o non definiti o i tre gradi di autorità delle dottrine. Anche questi chiarimenti sono utili, perché oggi c’è la tendenza a mettere tutto sullo stesso piano, comprese le risposte del papa alle interviste o il suo uso di espressioni-slogan.

A questo aspetto, l’Autore dedica qualche osservazione nella Introduzione, quando scrive che oggi mediare tra i testi del magistero e la coscienza del credente è molto più difficile di un tempo: i testi sono lunghi, si moltiplicano a dismisura, “oggi papa Francesco parla quasi tutti i giorni in modalità non ufficiali ma informali e non è sempre facile capire che cosa intenda dire e in quale veste: se come papa o per esprimere discutibili opinioni o impressioni personali, o a chi si rivolga, se a tutta la Chiesa o solo agli interlocutori che ha davanti”. Ecco allora il nuovo sussidio che padre Cavalcoli ha preparato e che dovrebbe favorire questo corretto discernimento “per aiutare i fedeli perplessi o disorientati dai nemici del papa o ingannati da falsi amici, astuti adulatori del papa, che lo strumentalizzano a loro vantaggio”. I motivi della attuale confusione nella comunicazione nella Chiesa sono certamente più complessi e profondi di questi indicati dal nostro Autore, però il tentativo di correggere la situazione che oggi si vive va apprezzato.

Uno degli intenti di padre Cavalcoli, non dichiarato ma facilmente intuibile, è mostrare la continuità delle dichiarazioni non solo dogmatiche ma anche quelle più semplicemente dottrinali della Chiesa. Ed è bello e rincuorante leggere tanti esempi di questa continuità, che comincia dalle dichiarazioni dogmatiche dei grandi concili dell’antichità, tutte stampate in grassetto grande, naturalmente. Però in qualche caso la continuità appare presunta o forzata. Prendiamo per esempio il capitolo XXII dal titolo “Alcuni esempi di peccati oggi condannati dalla Chiesa”. Si parla della “proibizione delle unioni dei divorziati risposati” e vengono citate sia il n. 84 della Familiaris consortio di Giovanni Paolo II, sia il n. 291 di Amoris laetitia di Francesco. L’accostamento, fatto per dimostrare la continuità, è  spericolato e funambolico. Circa la “proibizione dell’aborto” si cita la Evangelium vitae di Giovanni Paolo II e il Documento di Abu Dhabi del 4 febbraio 2019, il quale su altri punti presenta affermazioni problematiche. Sulla “proibizione della sodomia” si riporta un documento della Congregazione della fede e un discorso di Francesco all’udienza generale del 15 aprile 2015 non troppo chiaro sull’argomento.

Il capitolo XIX è dedicato alla Dottrina sociale della Chiesa e vi si parla della “giustizia ambientale” riportando un lungo passaggio della Laudato sì di Francesco sull’argomento, che a mio avviso non può essere considerato una dichiarazione dottrinale a causa di un linguaggio impreciso e di contenuti poco chiari. In questo caso l’uso del grassetto, anche se piccolo, non sembra molto appropriato.

È anche interessante che su temi molto importanti come “peccato mortale e peccato veniale” e, soprattutto sul “peccato originale”, il testo riporti solo dichiarazioni del Concilio di Trento e non altre, come se ai giorni nostri non si parlasse più di questi argomenti , il che è sostanzialmente vero.

Tornando ad una valutazione del libro, direi che è interessante e utile, ma che talvolta il desiderio de concordismo ha preso la mano. Il che dimostra forse che una certa confusione attuale non è solo dovuta ai “nemici del papa” o ai suoi “falsi amici”.

Stefano Fontana