Mors tua vita mea – Il fine non giustifica i mezzi. Di Sabino Paciolla

MTVM

Dato il programma di avanzata vaccinazione anti COVID-19, alcuni, vedendo questo libro, potrebbero chiedersi a cosa serva visto che per la gran parte della gente, in particolare quella cattolica, la questione della moralità di questi vaccini sembra essere ormai scontata e chiusa. Del resto, la Chiesa, attraverso la nota della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) del dicembre scorso, non ha già parlato e quindi acclarato la questione? E Papa Francesco, con tutti i suoi interventi, e con il suo video, non ha detto che “vaccinarsi è un atto di amore”? E allora a che serve questo libro?

E invece, è proprio perché il programma di vaccinazione è in stato di avanzato sviluppo, proprio perché vengono sempre più aggiornati i database degli eventi avversi registrati e dei decessi collegati (c’è poi da considerare la sicurezza a medio lungo-termine), proprio perché il quadro della politica sanitaria mostra sempre più chiaramente la sua faziosità a favore dei vaccini iniettati a tappeto su tutta la popolazione, proprio per il silenzio quasi imposto su qualsiasi altra cura, proprio per la censura generalizzata contro chi osi esprimere dubbi, proprio perché è arrivato lo squallore giuridico liberticida del green pass che questo libro assume un suo valore.

Per molti cattolici, la questione morale legata a questi vaccini sembra ormai morta e sepolta, direi quasi inesistente. I vescovi, addirittura, si rifiutano di rispondere alle richieste dei fedeli che chiedono l’esenzione dalla vaccinazione per motivi religiosi, temendo un uso strumentale della motivazione. E’ “un atto di amore”, si dice. Punto. Eppure la CDF nella sua nota aveva scritto: “Infatti, l’uso lecito di tali vaccini non comporta e non deve comportare in alcun modo un’approvazione morale dell’utilizzo di linee cellulari procedenti da feti abortiti.”. Quindi, una questione morale rimane aperta. E quando la CDF parla di “uso lecito” a quali situazioni concrete si riferisce? A quelle dei ragazzi che hanno uno scarso se non nullo rischio di morte per la COVID-19 o a quelle di anziani con pluripatologie e quindi ad alto rischio? Se invece si riferisse a tutti, vorrebbe dire che la CDF avrebbe fatto proprio il concetto di immunità di gregge, che implicitamente spinge tutti alla vaccinazione con l’auspicio che il virus si estingua, un concetto oggi discusso e discutibile, tanto che alcuni scienziati parlano di “miraggio”. E i dati provenienti dalle nazioni più vaccinate confermano che il contagio non si ferma, anzi, aumenta rispetto al periodo in cui la vaccinazione era assente.

E’ per questo che le domande che il prof. Massimo Viglione, il curatore del libro, si pone nella sua introduzione al libro non devono essere cassate tanto facilmente. Dopo otto mesi di vaccinazione è dunque lecito, come fa Viglione, chiedersi se i morti legati alla COVID siano legati alla pandemia o non piuttosto (o anche) alla cattiva gestione sanitaria del singolo contagiato; è lecito chiedersi se questi vaccini, che comunque, almeno per alcuni di essi, vengono prodotti con linee cellulari ricavate da feti abortiti volontariamente, siano realmente efficaci o non piuttosto nocivi nel breve e nel lungo termine; è lecito chiedersi se quella dei vaccini sia l’unica via percorribile per ottenere il bene desiderato, o non vi siano alternative non moralmente cattive, meno rischiose, e altrettanto efficaci che, proprio per questo, debbono essere preferite.

Per questo, il prof. Viglione pone “tre interrogativi pratici ma ineludibili: 1) è in corso veramente una pandemia tale che giustifichi moralmente il ricorso a tale utilizzo? 2) E, qualora anche così fosse, non vi sono alternative? 3) Di questi vaccini, conosciamo con precisione la reale efficacia, la loro costituzione e abbiamo certezza che non siano nocivi? Perché se la prima di queste domande vedesse una risposta negativa o la seconda una risposta affermativa, o la terza risposte dubbie, cadrebbe anche il giustificativo morale del volontario indiretto” utilizzato per decidere della moralità del vaccino covid. Le risposte e le argomentazioni che il prof. Viglione dà a queste domande le scoprirete con la lettura del libro.

Il volume è formato da contributi di numerosi autori, e per questo è vario. Non si può pretendere che abbia una struttura unitaria, ma che si incammini su una via maestra, questo sicuramente. E ciò mi sembra sia avvenuto.

Fare una recensione di tutti i singoli autori, alcuni conosciuti da me personalmente, allungherebbe enormemente questo articolo. Per questo, scusandomi, pur senza voler fare torto ad alcuno, mi limiterò a citare solo alcuni di essi.

Mons. Carlo Maria Viganò affronta il tempo in cui viviamo, sottolineando che “i suoi valori (quelli del cristianesimo, ndr) sono via via cancellati come odiose vestigia di un mondo estinto, a vantaggio dei deliri dell’ideologia globalista, che si rivela sempre più antiumana, antireligiosa e anticristica. Di questa infernale barbarie il principio più antitetico rispetto alla civiltà cristiana è l’infanticidio, il sacrificio umano di vittime innocenti offerte a Satana”.

Poi, non si può non convenire con il prelato quando fa notare che “la connotazione ‘liturgica’ della pandemia riecheggia volutamente segni e simboli propri alla vera Religione, l’atteggiamento tanto contraddittorio quanto intollerante dei sacerdoti del Covid, il magistero sanitario degli ‘esperti’, l’inquisizione contro gli ‘eretici’ negazionisti, l’adesione fideistica alle più grottesche superstizioni spacciate per scienza da virologi stregoni e vestali televisive”.

Monsignor Athanasius Schneider, da parte sua, sottolinea che “Le potenze mondiali anti-cristiane che promuovono la cultura della morte perseguono l’obiettivo di imporre a tutta la popolazione mondiale la partecipazione implicita, anche se distante e per così dire passiva, all’aborto.(…)

Certamente, si può sostenere che se le persone non prendessero questi vaccini, l’industria dell’aborto continuerebbe comunque. Se non assumiamo tali vaccini o farmaci, probabilmente non ridurremo il numero di aborti. Ma non è di questo che si tratta qui. Il problema è l’indebolimento morale della nostra resistenza al crimine dell’aborto, il crimine del riciclaggio e della commercializzazione delle parti del corpo dei bambini assassinati”.

E dopo aver enumerato i documenti vaticani sulla questione (del 2005, 2008 e 2020), e aver affermato che “questi documenti non sono decisioni infallibili del Magistero”, Monsignor Athanasius Schneider riprende un passo dalla Evangelium Vitae di Papa San Giovanni Paolo II: “Nessuna circostanza, nessuna finalità, nessuna legge al mondo potrà mai rendere lecito un atto che è intrinsecamente illecito, perché contrario alla Legge di Dio, scritta nel cuore di ogni uomo, riconoscibile dalla ragione stessa, e proclamata dalla Chiesa.”

Pertanto, di fronte al vaccino COVID, la questione morale legata alle linee cellulari originate da feti abortiti non può essere messa da parte come fosse inesistente o del passato remoto, come si dimostrerà nel corso di questo articolo.

Don Curzio Nitoglia, dopo aver spiegato il principio del “volontario indiretto” alla base dell’autorizzazione della CDF ai vaccini, si chiede “come la Congregazione per la Dottrina della Fede abbia potuto applicare la teoria del volontario indiretto a questi vaccini”. Sottolinea infine “che in Vaticano coloro che non vogliono farsi iniettare il vaccino ricavato da feti abortiti rischiano addirittura il licenziamento”.

Il contributo di dom Giulio Meiattini, teologo benedettino molto noto su questo blog, è veramente una perla. E’ da leggere attentamente poiché le sue argomentazioni, a mio parere, sono assolutamente condivisibili. Riporto solo alcuni cenni. Il suo contributo varrebbe da solo l’acquisto del libro.

Dom Meiattini scrive: “Le indicazioni date soprattutto da due documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede (l’Istruzione Dignitas personae del 2008 e la Nota sulla moralità di alcuni vaccini anti-Covid-19, del dicembre 2020) dicono in merito alcune cose essenziali, in modo molto conciso, ma non certo esauriente e, soprattutto, non soddisfacente, almeno a mio giudizio.”

Riprendendo la Dignitatis personae, Meiattini nota che essa “si esprime su questo aspetto in termini restrittivi e selettivi”. (…) “Lì dove la legislazione e il sistema sanitario ammettano questo tipo di pratiche gravemente immorali, si specifica il dovere di «prendere le distanze dagli aspetti iniqui di tale sistema, per non dare l’impressione di una certa tolleranza o accettazione tacita di azioni gravemente ingiuste», perché questo «contribuirebbe ad aumentare l’indifferenza, se non il favore con cui queste azioni sono viste in alcuni ambienti medici e politici» (n. 35)”. Ma “Se il dovere di rifiutare ogni complicità rispetto a queste pratiche illecite è ribadito chiaramente, le condizioni eccezionali che permetterebbero di usufruire di certi loro risultati – extrema ratio – sono abbastanza vaghe”, continua ancora Meiattini, e, soprattutto, “Il concetto di gravità e di pericolo per la salute variano cronologicamente e contestualmente” (…).

“Questo è un punto decisivo! La liceità dell’uso di vaccini anti-Covid prodotti in modo non etico si basa, infatti, sulla «constatazione della gravità della presente situazione pandemica..»”

Ancora la Congregazione del 2020: “Il dovere morale di evitare tale cooperazione materiale passiva [all’aborto originario, NdA] non è vincolante se vi è un grave pericolo, come la diffusione, altrimenti incontenibile, di un agente patogeno grave: in questo caso, la diffusione pandemica del virus SARS-CoV-2 che causa il Covid-19. È perciò da ritenere che in tale caso si possano usare tutte le vaccinazioni riconosciute come clinicamente sicure ed efficaci. (n. 3)”

“Dopo questa assoluzione, – osserva dom Meiattini – è chiaro che i vaccini non etici ben difficilmente faranno specie, perfino alle coscienze più sensibili. L’assuefazione e l’asservimento al ‘sistema’ si sono di fatto realizzati, nonostante le migliori intenzioni in contrario.”

Meiattini nota che “Mentre Dignitas personae parlava delle condizioni di ‘grave pericolo’ che potevano giustificare l’accettazione di simili vaccini in senso generale e indeterminato, la Nota del 2020, entrando nel merito, valuta «come grave l’attuale situazione pandemica», giustificando così la permissione – nel momento presente – di qualunque vaccino, anche se non etico. Addirittura si afferma che la diffusione virale, senza vaccini, sarebbe «altrimenti incontenibile»”.

Come si vede, la CDF esprime un giudizio di moralità dei vaccini sulla base di un giudizio medico sanitario della pandemia e dei metodi per contenerla che non sono per nulla appianati. Anzi, questa è una materia che vede gli scienziati divisi.

“Ma nella Nota del 2020 c’è anche un’omissione macroscopica: si rinuncia a considerare l’aspetto della sicurezza e dell’efficacia dei nuovi vaccini, come se questo non avesse rilevanza nel giudizio morale finale”, continua Meiattini. In questo modo, “si omette un aspetto essenziale della complessiva questione etica relativa all’attuale vaccinazione”. Omesso è anche l’aspetto relativo al carattere di sperimentazione di massa“, visto che i vaccini sono sperimentali, dettaglio non secondario. In questo, dice Meiattini,  “la CDF non ci ha detto nulla, ha rinunciato a orientarci”.

“Tacere su questi altri aspetti non può che portare a un giudizio parziale, incompleto e alla fine erroneo”, e dunque, osserva acutamente Meiattini, tutta la strumentazione teologico-morale adottata (cooperazione diretta-indiretta, formale-materiale, prossima-remota) per esprimere il giudizio morale in un certo senso diventa di secondaria importanza.

Il ragionamento continua, ma lascio al lettore l’approfondimento che verrà dalla lettura del libro.

La prof.ssa Clara Ferranti, offre una riflessione sul possibile legame esiziale esistente tra la prospettiva postumanista e il rovesciamento del significato di etica nell’era contemporanea.

L’avv. Gianfranco Amato approfondisce invece la risposta al dilemma morale: “E’ davvero tutto lecito per raggiungere un fine lecito?”.

Il dott. Paolo Gulisano, medico, specializzato in Igiene, epidemiologia e Medicina preventiva, già docente a contratto di Storia della Medicina presso l’università della Bicocca di Milano, svolge un interessante percorso sulle varie epidemie succedutesi nella storia recente e di come siano state affrontate.

Venendo poi alla questione dei vaccini COVID, Gulisano, riferendosi alla nota della CDF del dicembre del 2020, dice: “Per certi versi, la scelta di limitare il dibattito etico alla questione dei feti abortiti, ha completamente o quasi fatto scomparire la questione relativa alla sperimentalità”.

“Roma locuta causa finita? Non proprio, perché forse c’è qualche importante, fondamentale dettaglio che è sfuggito a chi ha redatto la nota, e ai catto-conservatori che si sono fatti paladini della liceità morale: la produzione di vaccini a partire da cellule umane non è affatto una scelta obbligata”. Perché allora questa scelta delle cellule umane? “Per questioni di vantaggi economici”. Al lettore il piacere dell’approfondimento della questione.

Infine, il contributo della dott.ssa Wanda Massa, anche lei molto nota su questo blog.

La dott.ssa Massa ha fatto un corposo e molto interessante lavoro di scavo sulle linee cellulari originate da feti abortiti, con tanto di note e documenti. Il suo è un contributo notevole che contraddice quanti pensano che la questione dell’aborto connessa alle linee cellulari è semplicemnte sepolta  sotto un tempo lontano di 50 anni. Data l’abbondanza di dati, posso solo fare qualche cenno.

“In una pubblicazione del 1936 i ricercatori medici Albert B. Sabin e Peter K. Olitsky riferirono del loro lavoro al Bellevue Hospital: Un nuovo approccio è stato fatto con l’uso di embrioni umani di 3 o 4 mesi… Ma non erano gli unici.

In Canada gli scienziati Joan C. Thicke, Darline Duncan, William Wood, A. E. Franklin and A. J. Rhodes descrissero il loro lavoro di coltivazione del virus della poliomelite in tessuti embrionali umani con queste parole: ‘Embrioni umani da due mesi e mezzo a cinque mesi di gestazione sono stati ottenuti dal dipartimento ginecologico del Toronto General Hospital. Sono stati messi in un contenitore sterile e prontamente trasportati al laboratorio di virus dell’adiacente Hospital for Sick Children. Non sono stati utilizzati campioni macerati e in molti degli embrioni il cuore batteva ancora al momento del ricevimento nel laboratorio di virus’.”

“Secondo il defunto padre Paul Marx, ex presidente di ‘Vita Umana Internazionale’, il dottor Ian Donald descrisse [in  questo modo] gli esperimenti a cui aveva assistito personalmente – tutto in nome della scienza: ‘Venivano eseguiti esperimenti su bambini abortiti vivi a breve termine, ai quali non veniva concessa nemmeno la pietà di un anestetico mentre si contorcevano e piangevano in agonia, e quando la loro utilità era scaduta, venivano giustiziati e gettati via come spazzatura’.

“Clayton Ward Kischer, embriologo e professore emerito di anatomia dell’Università dell’Arizona College of Medicine, ha dichiarato quanto segue riguardo alle cellule ottenute per linee cellulari fetali abortite: «Per sostenere il 95% delle cellule, il tessuto vivo dovrebbe essere conservato entro 5 minuti dall’aborto», ha dichiarato il dottor Kischer. «Entro un’ora le cellule continuerebbero a deteriorarsi, rendendo i campioni inutilizzabili»”.

Cellule immortalizzate?

“Un altro falso mito che è stato usato per attenuare la gravità morale nell’uso di questi vaccini è fondato sulla concezione errata che le linee di cellule fetali abortite siano ‘immortali’ e quindi, nessun ulteriore tessuto fetale sarebbe necessario per creare nuovi vaccini.”, osserva Wanda Massa.

“Nel 1964 Hayflick e Moorhead provarono che queste teorie ‘immortali’ erano sbagliate, dimostrando che tutti i normali ceppi cellulari – animali o umani – hanno una durata di vita finita e direttamente proporzionale all’età del donatore di cellule”.

Pertanto, “I ceppi di cellule normali sono legati dal ‘limite di Hayflick’ di circa 50 divisioni cellulari. Dato che la [linea cellulare] HEK293 diventa cancerogena col tempo, avrà bisogno di essere sostituita, proprio come hanno fatto altri ceppi di cellule primitive. L’uso dei vaccini alla fine crea la necessità di ulteriori aborti per sostituire le scorte in esaurimento”, conclude Wanda Massa.

A conclusione di questa recensione che dire?

Innanzitutto, che occorre ribadire che gli autori che ho citato non sono gli unici. Come detto, ve ne sono altri i cui contributi allargano il ventaglio della trattazione e dell’approfondimento della materia all’aspetto giuridico (obbligo, green pass), filosofico, morale ecc.

Poi, che un tale libro si pone come segno di contraddizione. Si potrà non essere d’accordo su tutto, ma sicuramente si riconoscerà il merito di aver rimesso al centro dell’attenzione una materia, quella dell’aborto funzionale, che molti cattolici danno per scontata o addirittura inesistente, come sembra si faccia a tutti i livelli, compresa la Chiesa.

Infine, che un ulteriore merito di questo volume è quello di sbriciolare una impostazione sentimentalistica della questione, e di presentare un giudizio sui vaccini e la situazione attuale che certamente non potrà essere accusato di essere né “catto-libertario” né “anarcoide”. Agli amici che avanzano questo tipo di giudizi verso quei cattolici che nutrono quanto meno dei dubbi verso QUESTI vaccini COVID, con tutto l’affetto e il rispetto, dico che sono completamente fuori strada.

SABINO PACIOLLA

 

Massimo Viglione (A cura di), Mors tua vita mea. Il fine non giustifica i mezzi, Edizioni Maniero del mirto, pgg 332, 2021, 26,60