Onu: così Soros, Gates e Ford decidono i diritti umani. Di Luca Volontè

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È online da un giorno il nuovo report dell’European Center for Law and Justice (Eclj) di Strasburgo, intitolato: “Il finanziamento degli esperti dell’Onu nell’ambito delle procedure speciali del Consiglio per i diritti umani”.

Al Consiglio dei diritti umani, con sede a Ginevra, la stragrande maggioranza di esperti e funzionari di alto livello sono controllati e condizionati dal volere di alcuni Stati e di poche grandi fondazioni ‘filantropiche’ che determinano le relazioni da approvare all’Onu. Credete ancora alla Dichiarazione universale dei diritti umani? Al Consiglio Onu di Ginevra sono rimasti in pochi a crederci.

Il suddetto rapporto è disponibile oggi nella sola versione francese (quella inglese verrà pubblicata ad inizio agosto) sul sito dell’Eclj. L’Eclj, guidato da Gregor Puppinck, è lo stesso istituto che, all’inizio del 2020, aveva pubblicato un altro interessante report, quello sui conflitti di interesse alla Corte europea dei diritti umani e i legami di almeno 22 giudici con George Soros.

Il report di questi giorni svela le ragioni di fondo che spingono gli esperti del Consiglio dei diritti umani a promuovere diritti ‘storti’, ovvero contrari alla dignità umana, ai genitori, alla libertà religiosa e di educazione. Le 92 pagine del documento sono fitte di dati, cifre, nomi e cognomi di quanti dovrebbero rappresentare il volto dei diritti umani nel mondo e, in realtà, sono agenti della Fondazione Ford, della Fondazione Gates e della Microsoft, delle molteplici fondazioni e organizzazioni di Soros o di Paesi come la Svezia, gli Usa, il Regno Unito, l’Olanda. Fantasie complottiste o antiglobaliste? Nulla di tutto ciò: nel report ci sono fatti, prove e diverse ammissioni dei passati e attuali esperti e incaricati speciali su specifici aspetti dei diritti umani.

La ricerca, che è stata condotta anche attraverso interviste con una trentina di esperti e componenti di gruppi di lavoro dell’Onu, è relativa ai finanziamenti ‘donati’ da Stati e fondazioni private ad esperti presentati come indipendenti, ma che di fatto sono dipendenti da queste istituzioni che impongono, attraverso soldi e promesse di carriera (mantenute in casi precedenti), le priorità, i contenuti e le iniziative legate alle relazioni annuali presentate poi dagli stessi esperti all’Assemblea delle Nazioni Unite.

Fondazioni come quelle di Ford o, in particolare, l’Open Society di Soros ‘catturano’ e occupano interi settori e materie specifiche, con la compiacenza dello stesso Consiglio dei diritti umani, attraverso la scelta degli esperti, il loro finanziamento, la determinazione delle loro priorità e la diffusione delle loro relazioni. Questo condizionamento determina una distorsione del diritto internazionale, o ne indirizza l’interpretazione, sia al fine di indirizzare le sentenze delle corti internazionali, in Europa e in America Latina soprattutto, sia per influenzare la dottrina stessa del diritto internazionale nei dibattiti accademici. Il sistema dei finanziamenti del Consiglio dei diritti umani, non a caso guidato da decenni da abortiste e devote ai dogmi Lgbt, consente ai donatori privati (Stati o fondazioni) di finanziare in modi diversi (organizzando per loro viaggi, pagando loro gli esperti, associandoli come professori nelle università, facendoli parte di consigli di amministrazione, fornendoli direttamente di denaro sonante) singoli esperti e rapporti su specifiche materie.

La precarietà finanziaria e l’opacità delle procedure interne all’Onu facilita l’azione di questi nuovi padroni dei diritti umani; leggiamo ad esempio nel report che “tra il 2015 e il 2019, il 40% del bilancio delle procedure speciali proveniva da finanziamenti extra-bilancio, forniti da alcuni Stati, Ong e fondazioni private. Infatti, mentre il bilancio ordinario delle procedure speciali era di 68 milioni tra il 2015 e il 2019, altri 20 milioni di dollari sono stati donati volontariamente all’insieme delle procedure speciali, principalmente da Paesi Bassi, Germania e Stati Uniti. Inoltre, durante lo stesso periodo, alcuni Stati hanno anche contribuito con 14,6 milioni versati a 51 dei 121 esperti con donazioni finalizzate attraverso il Consiglio Onu”.

Non solo, durante lo stesso periodo, 37 dei 121 esperti hanno riferito di aver ricevuto altri 134 pagamenti finanziari diretti per un totale di circa 11 milioni di dollari, la quasi totalità dei quali non è stata dichiarata nella dichiarazione annuale della loro attività o è stata descritta come “donazioni per svolgimento incarico”, senza la cifra o la specificazione del donatore o la rendicontazione delle spese. Di questi 11 milioni di dollari di pagamenti o donazioni dirette, più di 5.5 milioni sono stati versati da Ong e fondazioni (Ford con più di 2 milioni; Soros con circa 1.6 milioni), 1.4 milioni da parte di università, 3.8 milioni da parte di singoli Stati europei e 220 mila dollari da parte di organizzazioni internazionali. Le fondazioni Ford e Soros hanno inoltre finanziato con 1.6 milioni di dollari complessivi università, centri di ricerca e altre organizzazioni con lo specifico obiettivo di sostenere e indirizzare il mandato di alcuni esperti dei diritti umani dell’Onu. Le due fondazioni non solo pagano, ma pure indicano i nomi di funzionari e degli stessi esperti indipendenti del Consiglio dei diritti umani dell’Onu, molti dei quali sono stati o sono tuttora alti dirigenti delle loro organizzazioni filantropiche: della galassia di Soros (Open Society Foundations, Amnesty International, Human Rights Watch e International Commission of Jurists) fanno parte almeno 37 esperti speciali, mentre Ford e Soros condividono la ‘presa’ su altri 32.

Ma non sono solo questi 69 esperti speciali dell’Onu ad essere condizionati e promossi dai suddetti filantropi per i fini umanitari che tutti conosciamo (diritto all’aborto, imposizione dei dogmi Lgbt ed abolizione dei diritti dei genitori all’educazione, limitazioni alla libertà religiosa, eccetera). In fondo, l’incarico di esperto speciale in un settore dei diritti umani dell’Onu è a titolo gratuito, ma in realtà… c’è molto di più nel report dell’Eclj.

Luca Volontè

lanuovabq.it