PERSONE, PRE-PERSONE, NON-PERSONE. Uno studio di Stefano Martinolli. PARTE PRIMA

Martinolli

PERSONE, PRE-PERSONE, NON-PERSONE

Uno studio di Stefano Martinolli

 

Parte prima

La “pre-persone” di Philip Kindred Dick

di Stefano Martinolli

 

[Ringraziamo il dott. Stefano Martinolli, medico chirurgo e bioeticista, per aver permesso la pubblicazione nel nostro sito di questo suo ampio studio che pubblichiamo in tre puntate].

 

Philip Kindred Dick nasce a Chicago il 16 dicembre 1928 e muore a Santa Ana (California) il 2 marzo 1982. È stato uno dei più importanti scrittori di fantascienza, tanto da conquistare rapidamente la critica e il grande pubblico, non solo americano ma anche europeo, ed essere apprezzato soprattutto postumo. Dai suoi scritti hanno tratto ispirazione film di successo come Blade Runner del 1982 (liberamente tratto dal racconto «Il cacciatore di androidi»), Atto di forza del 1990 (tratto dal racconto «Ricordiamo per voi»), Minority Report del 2002 (tratto dal racconto «Rapporto di minoranza»), Paycheck  del 2003 (tratto dal racconto «I labirinti della memoria»), Next del 2007 (tratto dal racconto «Non saremo noi»). Autore visionario e innovativo, ha ridisegnato in maniera assolutamente personale i classici canoni di questo genere letterario. Al Festival di Metz del 1977 ha affermato che i suoi racconti sono in un certo senso «veri». Ed è proprio questa la capacità rivoluzionaria dello scrittore: abbattere i confini tra reale e immaginario, creando mondi fantastici che si immergono, si mescolano e si confondono con la realtà, inserendo originali riflessioni filosofiche sull’ontologia umana, discutendo della teologia cristiana (lui che si professava ateo), della storia, della società statunitense, dei nuovi problemi della postmodernità e della globalizzazione capitalistica.

Nel 1974 scrive un racconto sconvolgente: «Le pre-persone». L’autore immagina un’America del futuro dove le organizzazioni abortiste si sono spinte fino a creare leggi che hanno reso legali anche i cosiddetti «aborti post-partum», cioè l’uccisione di bambini già nati. Il criterio discriminante è l’assenza o la presenza dell’anima. Scrive Dick: «Il Congresso aveva elaborato un test molto semplice per determinare il momento approssimativo d’entrata dell’anima nel corpo: la capacità di risolvere problemi di matematica superiore, di tipo algebrico» e l’età in cui questo avveniva era intorno ai 12 anni. Prima non si era considerati persone ma «pre-persone» con «un corpo, istinti animali, riflessi e risposte a stimoli esterni». I genitori pertanto potevano chiamare il furgone bianco, detto «il furgone dell’aborto», per far portare via i loro figli, destinati ad essere «terminati» in una Clinica di Stato. Un pre-adolescente, terrorizzato alla vista del furgone, si rivolge alla madre per essere tranquillizzato. Fortunatamente lui è «umano», «Tu hai 12 anni. Sei a posto». Le domande del ragazzo si fanno incalzanti e rivelano la cruda realtà di un mondo dove – come ha scritto Renato Farina in un articolo su Libero nel 2005 – il limite tra pre-persona e persona può essere spostato per convenzione sempre più avanti: «E se cambiassero la legge?». «Come mai – si chiede – più una creatura è indifesa, più facile è per certa gente ammazzarla? Come un bambino nel grembo, nei primi aborti […] Come potevano difendersi?». In questo mondo del futuro, un altro modo per salvarsi è il possesso del foglio D: uno dei genitori o il tutore legale deve riempire il modulo 36-W che rappresenta una dichiarazione formale di desiderabilità.

Il racconto si snoda poi lungo un dialogo tra un bambino di circa 6 anni, Tim, che sta girando in cerca di cibo, e Oscar Ferris, autista del furgone bianco numero 3. L’autista, dopo aver constatato che il bambino è privo del foglio D, cerca di caricarlo sul furgone, ma viene interrotto dall’ingresso in scena di un uomo, Ed Gantro, che si qualifica come genitore non in grado di pagare «i novanta dollari necessari» per il foglio. Ne segue un battibecco ove emergono gli elementi salienti del racconto. Ferris afferma che «a causa della crisi energetica dobbiamo diminuire la popolazione in maniera radicale. Questa è la prima fase di…». Poi, dopo aver aperto il furgone e fatto vedere che vi sono già due bambini al suo interno sottolinea che «tra un feto di 5 mesi e questi non vi è nessuna differenza, perché sono non desiderati». Il padre del bambino, a quel punto, dopo aver polemizzato sulla possibilità di uccidere per legge, si autodenuncia affermando di non avere un’anima e richiede di essere portato alla Clinica. L’autista, imbarazzato, chiede istruzioni ai propri superiori e, alla fine, carica l’uomo sul furgone. Durante il tragitto, il padre continua a discutere con i ragazzi sulla presenza o assenza dell’anima, mentre l’autista Ferris esprime a voce alta i suoi pensieri, lamentando il fatto che l’uomo è il principale responsabile dell’inquinamento dell’ambiente naturale e augurandosi che con gli aborti, anche post-partum, si potrà «vivere di nuovo in una terra vergine». Il racconto si conclude con l’intervento delle Autorità che si vedono costrette a lasciare liberi tutti gli ospiti del furgone numero 3 a causa della presenza del padre di Tim, che risulta persino laureato  in matematica all’Università di Stanford.

Scrive Antonio Benvenuti nel suo blog «Berlicche»: Chi l’ha detto che la fantascienza non ha nulla da dire sul presente?

Dal racconto di Dick emergono con forza numerosi spunti di discussione sull’argomento aborto:

  • Il confine tra pre-persona e persona è labile e può essere facilmente modificato, a seconda dei momenti; verrebbero così a mancare elementi di giudizio oggettivi e realistici, secondo la legge naturale, stabili nel tempo e non influenzabili dai cambiamenti culturali;
  • I genitori, nel racconto, sono rappresentati come individui egoisti, capaci di abbandonare i figli al loro destino; è messa in evidenza l’odierna crisi della paternità e maternità; come in molti racconti distopici, è denunciato il pensiero dominante che vede l’individuo umano sganciato dalle proprie origini;
  • L’ideologia ambientalista, nella sua componente più negativa e «ideologica», considera, come unico modo per salvare la natura e il mondo, quello di eliminare i bambini; l’aborto è pertanto inserito fra le pratiche utili per un ridimensionamento demografico mondiale e fa parte del più vasto global family planning;
  • Emerge con forza quel mutamento antropologico che oggi vediamo realizzato su vasta scala; il mondo sarebbe così composto da individui soli, dediti a conservare in ogni modo la propria vita, diffidenti e perfetti consumatori di beni imposti da altri;
  • Si fa strada poi l’idea che, una volta rinunciato al principio che la vita umana è tale in qualsiasi sua fase, sia impossibile definire la persona in modo oggettivo e universalmente accettato e che pertanto si tratti di convenzioni, come tali modificabili e piegate agli interessi dei soggetti più forti;
  • Ci si può facilmente riallacciare al problema della legalizzazione dell’eutanasia infantile per i disabili che, secondo il neonatologo John Wyatt, «snaturerebbe il senso della cura medica e la medicina si trasformerebbe in una forma di ingegneria sociale, il cui scopo è massimizzare i benefici per la società e minimizzarli per coloro la cui vita è giudicata priva di valore»; si intravvedono così tutti gli elementi tipici dell’eutanasia per gli adulti, ispirata dal senso di «pietà» e dalla svalutazione completa del dolore, incomprensibile e superabile solo con la morte dell’individuo;
  • La nascita (e la morte) sarebbero legate solo al desiderio (il foglio D firmato dai genitori), visto come «percezione assoluta», indiscutibile e massima espressione della libertà umana; viene così a mancare il senso del dono e dell’accettazione, atteggiamenti identificati come superati, vetusti e non in linea con l’epoca post-moderna dove tutto dipende dal sentire e dai suoi continui mutamenti.
[1 – continua]