PIÙ CHE MAI NECESSARIE LE SCUOLE DI DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA, QUELLA VERA PERÒ. Di Silvio Brachetta

Brachetta

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È più che mai necessaria una Scuola di Dottrina sociale della Chiesa. E ancora più necessario è farla bene. Farla bene significa contrastare la confusione, che ha reso informe la politica e le più semplici componenti della vita sociale.

Mai, forse, l’ambito civile è stato tanto saturo di concetti legati alla Dottrina sociale e mai, quanto al nostro tempo, tali concetti sono stati fraintesi in modo grottesco. Bene comune, solidarietà, sussidiarietà, proprietà privata, famiglia, questione sociale, vita umana: se ne parla spesso e male. E chi ne parla non comprende che questi concetti sono stati abbandonati, traviati e sostituiti: male comune, egoismo estremo, statalismo, centralismo esasperato, patrimoniali, disintegrazione della famiglia (divorzio e aborto), stipendi da fame, povertà diffusa o indotta, ricchezza sfrenata di pochi, carico fiscale insostenibile ai più, eutanasia. Questo si nasconde dietro le parole, veicolate dai media e diffuse sul popolo in ascolto, ma sempre più impreparato a cogliere il falso e la distorsione sistematica dei concetti.

Una Scuola di Dottrina sociale della Chiesa è necessaria perché la gente e, in particolare, i cattolici non sanno fino a che punto i principi (negoziabili o meno) siano stati manipolati e piegati alle ideologie moderne, figlie dell’ignoranza e di una visione del mondo grottesca e distorta.

Molto è stato abbandonato, come una vecchia zavorra. Il potere politico non sa che farsene, da decenni, della regalità sociale di Cristo né, ad esempio, di un bene comune che comprenda anche il bene della salvezza eterna dell’uomo. Stessa fine hanno fatto le suggestioni di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, che hanno tentato di ristabilire un qualche fondamento alla civiltà e alla società moderna, difendendo le radici giudeo-cristiane dell’Europa.

Non tutte le colpe sono da attribuire ai singoli della nuova classe dirigente. È mancata la formazione adeguata al compito delicato che sarebbero andati a coprire. La scuola pubblica ha portato a termine il proprio compito in modo perfetto, nel senso che è riuscita ad inculcare il laicismo estremo che, in fin dei conti, era l’obbiettivo primario da realizzare. La cosiddetta “ora di religione” è risultata inadeguata alla formazione, anche per l’apatia che si è impossessata dell’intero corpo ecclesiale (laici e chierici), almeno nell’ultimo mezzo secolo.

In effetti, la parola chiave per invertire la tendenza è «formazione»: se ci fosse, se fosse di buona qualità, se coinvolgesse insegnanti e famiglie in grande numero, se fosse supervisionata e supportata da un clero concorde, se divenisse un habitus del cristiano dei nostri tempi – allora si potrebbero riconsolidare le basi di un corpo sociale più robusto e molte storture andrebbero a correggersi.

Dopo alcuni anni di insegnamento della Dottrina sociale a livello locale, nasce ora la Scuola Nazionale, da parte del nostro Osservatorio Internazionale Cardinale Van Thuân.

Si tratta dell’edizione 2021, dal titolo: “Capire per agire: il bene comune politico e la religione cattolica”.

I relatori, esperti della Dottrina sociale nei rispettivi campi specifici, fanno parte della Redazione o del Collegio degli Autori dell’Osservatorio Van Thuân. Si tratta, per questo corso specifico, di un approfondimento degli aspetti essenziali della Dottrina sociale: natura della disciplina, principi fondamentali, questione dei dogmi, il bene comune, la sussidiarietà, la democrazia, vita e bioetica, popoli, nazioni e patrie.

 

Silvio Brachetta

Redazione dell’Osservatorio