Prof. Gagliardi: “Non pochi temono che l’imposizione della vaccinazione miri a legittimare nuove forme di tirannia politica”

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Gli obblighi vaccinali e le restrizioni legate al COVID imposti dalle autorità statali e diocesane, a volte senza diritto di esenzione per ragioni religiose, stanno causando una notevole preoccupazione per molti cattolici. Di vaccini, green pass, doveri, “atti di amore”, no-vax, free-vax e altro parla il prof. don Mauro Gagliardi, professore di teologia dogmatica all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, in questa interessante intervista rilasciata a Edward Pentin, del National Catholic Register. Eccola nella mia traduzione.

 

Padre Gagliardi, quali sono le sue preoccupazioni riguardo al modo in cui i governi, le istituzioni e le imprese stanno cercando di imporre i vaccini?

La preoccupazione principale riguarda la responsabilità personale di ogni individuo per quanto riguarda le dimensioni più personali della propria vita, come l’assistenza sanitaria. Se i governi e altre istituzioni impongono un trattamento obbligatorio, questo è un segno che la persona non è considerata responsabile.

Questa è una misura che di solito viene presa per i malati di mente. Un caso diverso è quello dei bambini. I genitori, che detengono ed esercitano la responsabilità genitoriale su di loro, possono e devono decidere al posto del loro figlio che deve ricevere un trattamento medico, per esempio, una vaccinazione.

I governanti nazionali, specialmente in una democrazia, non detengono e quindi non possono esercitare alcuna responsabilità genitoriale sui cittadini. I governanti democratici sono, al contrario, al servizio dei cittadini, come loro rappresentanti. I governi dovrebbero lavorare per sostenere, non per sostituire, la responsabilità personale delle persone. In questo caso, i governi dovrebbero rendere disponibili i vaccini, e possono anche offrire incentivi ai cittadini che vogliono prenderli, ma i governi non dovrebbero forzare le persone, direttamente o indirettamente, a ricevere il vaccino. I governanti dovrebbero lavorare per il bene comune (in questo caso, la salute pubblica), ma il principio di sussidiarietà non può essere negato. Questo lascia sempre spazio a un’obiezione di coscienza da parte dei cittadini.

L’UE, nella risoluzione 2361, adottata dall’Assemblea parlamentare il 27 gennaio 2021, per quanto riguarda la garanzia di un’alta diffusione dei vaccini, dà mandato di: “Garantire che i cittadini siano informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno sia sottoposto a pressioni politiche, sociali o di altro tipo per essere vaccinato se non desidera farlo” (7.3.1), e “Garantire che nessuno sia discriminato per non essere stato vaccinato, a causa di possibili rischi per la salute o per non voler essere vaccinato” (7.3.2).

 

Come si concilia l’autoritarismo a cui stiamo assistendo per quanto riguarda i vaccini COVID, in particolare l’approccio dogmatico diffuso di rendere obbligatori i vaccini per tutti, nonostante i dubbi sulla loro sicurezza e la produzione etica, con l’insegnamento morale cattolico? 

Alcuni parlano di un “obbligo morale” di prendere il vaccino. Papa Francesco ha detto in un’intervista che essere vaccinati è un dovere etico. Ma quando il Pontefice ha approvato e ordinato la pubblicazione della nota ufficiale della CDF che dichiara moralmente accettabile l’uso dei vaccini COVID, ha anche approvato il passaggio di quel documento che specificava che la vaccinazione non dovrebbe essere obbligatoria.

Un principio della teologia morale è che le leggi negative obbligano sempre, mentre quelle positive non in tutti i casi. Non c’è eccezione, per esempio, a “Non uccidere”, perché è in negativo. Ma ci sono molte eccezioni a “Onora i tuoi genitori” (e questo comandamento si applica alle autorità di ogni tipo). Anche se la vaccinazione fosse davvero un obbligo morale, non sarebbe certamente obbligatoria in senso stretto. Altrimenti la CDF non avrebbe potuto dire che deve rimanere non obbligatoria.

 

Lei si riferisce alla nota del 2020 sui vaccini, in cui la Congregazione per la Dottrina della Fede afferma che “la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, pertanto, deve essere volontaria”. Si afferma anche che coloro che “per motivi di coscienza, rifiutano i vaccini prodotti con linee cellulari provenienti da feti abortiti” devono fare il possibile per evitare di contrarre o diffondere il virus con altri mezzi, soprattutto tra i più vulnerabili. Perché questo orientamento non viene ascoltata da alcuni, compresi i vescovi negli Stati Uniti, che sostengono che i loro sacerdoti non dovrebbero aiutare a fornire esenzioni religiose?

Ci sono anche altri passaggi interessanti nello stesso documento. In primo luogo, la CDF afferma: “Non intendiamo giudicare la sicurezza e l’efficacia di questi vaccini, anche se eticamente rilevanti e necessari”. Come si addice a un testo magisteriale, la congregazione parla solo di fede e di morale, non di valutazioni scientifiche, che di per sé non fanno parte dell’oggetto proprio del magistero, anche se tali valutazioni possono a volte essere di grande aiuto per pronunciare un giudizio morale. Una conseguenza è che la CDF ha insegnato che i vaccini COVID possono essere presi, ma la congregazione non ha detto che funzionano, né che siano sicuri. Non l’ha detto e non avrebbe potuto dirlo.

Una seconda precisazione del documento è che “è moralmente accettabile ricevere vaccini COVID-19 che hanno usato linee cellulari di feti abortiti nel loro processo di ricerca e produzione”, ma questo “quando non sono disponibili vaccini COVID-19 eticamente ineccepibili”. Così, la congregazione aggiunge: “Sia le aziende farmaceutiche che le agenzie sanitarie governative sono quindi incoraggiate a produrre, approvare, distribuire e offrire vaccini eticamente accettabili che non creino problemi di coscienza né agli operatori sanitari né alle persone da vaccinare”.

Sarebbe quindi importante che la Chiesa chiedesse e approvasse una pronta produzione di “vaccini eticamente accettabili”, come li chiama il documento. La CDF parla di “vaccini che non creano un problema di coscienza”. In questo modo, la congregazione, nonostante il suo giudizio morale e prudenziale sulla questione, sta riconoscendo che è legittimo avere dubbi di coscienza. Ritengo che tali dubbi possano essere rivolti non solo al processo di produzione dei vaccini, ma anche ai loro potenziali esiti futuri, e al processo politico-mediatico che mira a imporli.

 

Date le istruzioni della CDF, direbbe che è immorale per i dirigenti e le istituzioni della Chiesa, e anche per altre organizzazioni, non permettere esenzioni religiose?

Non credo che sia una questione strettamente religiosa. Che la vaccinazione debba essere scelta liberamente non è solo una posizione morale cristiana, ma una posizione che è dimostrabile attraverso l’etica naturale. Non mancano i non cristiani e i non credenti che sono a favore di una vaccinazione libera, e possono argomentare la loro posizione. Tuttavia, come altre questioni come la contraccezione, l’aborto e l’eutanasia, questi sono, a rigore, non solo valori cristiani, ma anche valori umani. Ciononostante, ai cattolici sono concesse esenzioni religiose riguardo a questi valori, e quindi probabilmente le esenzioni religiose dovrebbero essere concesse anche in questo caso. Non sono sicuro che sia immorale non concederle, ma suggerirei ai vescovi e alle istituzioni cattoliche di permetterle.

 

Nel Regno Unito e in alcuni altri paesi, il governo sta progettando o sta per permettere ai bambini sopra i 12 anni di ricevere il vaccino senza il consenso dei genitori. È immorale, data la loro età e il fatto che i giovani hanno meno probabilità di essere colpiti dal COVID e sono più a rischio di rari ma gravi effetti collaterali?

Non sono un medico o qualificato in medicina, ma è chiaro che questi non sono solo vaccini nel senso classico della parola. Anche se le autorità insistono che sono sicuri, nessuno conosce con certezza i loro effetti a medio e lungo termine – né le case farmaceutiche che li producono, né i governi che, almeno in certi casi, li impongono. Non sto dicendo che i vaccini produrranno conseguenze. Speriamo di no. Questo non significa nemmeno che coloro che hanno scelto di farsi iniettare l’agente anti-COVID abbiano commesso un errore. Sto dicendo che i vaccini potrebbero produrre conseguenze, e questo non può essere trascurato da chi cerca di formare la propria coscienza in vista di una decisione così importante. Non ho la verità in tasca. Il punto è: Una persona di buona e formata coscienza dovrebbe valutare questi aspetti per prendere una decisione?

Alcuni paesi dichiarano altri vaccini obbligatori per i bambini. Ma si tratta di vaccini classici, che sono stati testati per decenni, e le malattie che mirano a prevenire sono pericolose per la vita dei bambini; quindi tali leggi possono essere considerate proporzionate. Nel caso dei vaccini COVID, invece, mancano i due elementi che ho appena menzionato. In primo luogo, non sappiamo se questi farmaci siano davvero sicuri a medio e lungo termine (di nuovo: non sto dicendo che non lo siano; semplicemente non lo sappiamo). In secondo luogo, il tasso di mortalità legato alla COVID per i giovani, soprattutto bambini e adolescenti, è praticamente nullo. Quindi perché farli vaccinare? In terzo luogo, la FDA ha recentemente approvato uno (non tutti) di questi vaccini, affermando allo stesso tempo che questo “continua anche ad essere disponibile sotto autorizzazione di uso di emergenza (EUA), anche per individui dai 12 ai 15 anni di età”. Questo implica che: 1) tutti gli altri paesi hanno, per ora, solo una EUA per i vaccini COVID; 2) un solo paese ha approvato solo uno dei tanti vaccini; e 3) anche questo è ancora iniettato sotto EUA per gli adolescenti dai 12 ai 15 anni. Di conseguenza, miliardi di persone in tutto il mondo vengono vaccinate con un farmaco che ha ricevuto solo un’autorizzazione d’emergenza e, in questo senso, può essere considerato sperimentale.

Questo non significa che c’è ancora bisogno di riflessione e studio e che è prudente per una persona discernere se nel suo caso deve ricevere il vaccino? Come possono essere resi obbligatori dei vaccini che sono chiaramente ancora sotto esame scientifico? Appena la FDA ha approvato quel vaccino, un virologo italiano ha dichiarato che ora dovrebbe essere reso obbligatorio. Ma non c’è alcuna ragione per sostenere una tale posizione. Non tutti i farmaci approvati dovrebbero essere imposti alla gente, e il basso tasso di mortalità del COVID non giustifica una tale imposizione. Possiamo essere favorevoli a convincere le persone, non ad obbligarle.

 

Il Papa ha nuovamente parlato il 27 agosto dell’efficacia dei vaccini e della necessità di distribuirli a tutti, apparentemente senza eccezione. Ha anche parlato di un dovere etico di prenderli. La sua posizione compromette chiunque voglia rifiutare il vaccino per motivi religiosi o morali? È sbagliato per un cattolico non essere d’accordo con lui su questo?  

Come regola generale, ogni cattolico porta il massimo rispetto al vescovo di Roma, in ragione del suo ufficio. I suoi insegnamenti magisteriali, anche se non proposti in modo definitivo, devono essere ascoltati secondo una religiosa riverenza di intelletto e volontà. La Chiesa, però, insegna anche che non tutti i pronunciamenti hanno lo stesso peso e vincolano l’assenso dei fedeli allo stesso livello. In un’intervista all’inizio di quest’anno, il Santo Padre aveva descritto l’essere vaccinati come un dovere etico. Più recentemente, l’ha definito un atto d’amore, che, in un certo senso, è ancora più cogente, ma in un altro è meno obbligatorio, se paragonato allo stretto dovere. Finora, il Santo Padre non ha mai detto che i vaccini dovrebbero essere obbligatori.

In sintesi, dato il basso grado magisteriale degli interventi citati, l’oggetto del pronunciamento (non direttamente una questione di fede e morale) e la necessità di una maggiore precisione su quanto detto, tutti i cattolici ascolteranno le parole del Papa con il massimo rispetto. Chiamati a discernere le sue parole, le mediteranno seriamente, ma ogni cattolico può ancora decidere di non ricevere il vaccino in buona coscienza.

 

Lei pensa, come molti, che questi mandati vaccinali (il Green Pass in Italia e altre forme di passaporto vaccinale altrove) siano una sorta di tirannia sanitaria che potrebbe portare a ulteriori restrizioni della libertà personale, ma che molti pastori della Chiesa e un pubblico ignaro in generale non si siano ancora svegliati a questo? 

Lasciatemi dire, prima di tutto, che io non sono un “no-vax” (ricevo ogni anno il vaccino anti-influenzale) e penso che un dibattito tra pro-vax e no-vax, tra gli “illuminati” e i “retrogradi”, sia semplicistico. Un’etichetta migliore, se ce ne fosse bisogno, è quella di “free vax”. Voglio difendere la possibilità di fare una libera scelta con una buona e formata coscienza, senza essere discriminati per questo. Tra i free vaxers ci sono anche molte persone che sono state vaccinate o lo saranno presto. Non si tratta quindi di una posizione negazionista o ideologica. Non si tratta nemmeno di difendere il libertarismo, ma piuttosto la libertà – una libertà fondata sulla ragione e sulla possibilità di un’autodeterminazione onesta e responsabile delle persone, sulla base di una coscienza correttamente formata. La fiducia cieca nell’autorità, che a sua volta è soggetta alla legge, è un errore. Non si può prudentemente offrire una fiducia totale che sospende anche l’uso della ragione. Sembra che anche molti intellettuali abbiano dimenticato la lezione di Sant’Agostino, non molto tempo fa riproposta da Benedetto XVI nella Deus Caritas Est, 28: “Remota itaque iustitia quid sunt regna nisi magna latrocinia?” – Se la giustizia viene rimossa, cosa sono i regni se non grandi furti? Non possiamo semplicemente presumere che i governanti e i leader lavorino sempre per il bene comune. Molte volte lo fanno, ma gli errori, l’ideologia e la corruzione esistono.

Non pochi temono che l’imposizione della vaccinazione miri a legittimare nuove forme di tirannia politica. Per ora, è difficile dire se questo è vero. Altre spiegazioni rimangono possibili. Quello che si può dire è che, se fosse vero, la situazione attuale sarebbe coerente con questa ipotesi. La Chiesa – anzi, ogni persona di buona volontà – senza diventare un teorico della cospirazione, è chiamata a tenere la mente e gli occhi ben aperti e a usare una capacità di pensiero critico, secondo ragione.

 

Pietro De Marco, un sociologo italiano della religione all’Università di Firenze, ha recentemente criticato la sua posizione, dicendo che essere un “free vax” non è una posizione legittima e sostenendo che i vaccini non sono sperimentali. Vuole rispondere alla sua critica? 

Rispetto il professor De Marco, e ho apprezzato molti dei suoi interventi in passato. Sono rimasto sorpreso quando ha pubblicato un articolo pungente, in cui si scagliava contro coloro che si rifiutano di essere vaccinati. Mi sono sentito in dovere di inviare una lettera a Sandro Magister, che ha ospitato l’articolo di De Marco sul suo blog. Magister ha gentilmente pubblicato la mia lettera, accompagnandola con la risposta di De Marco. All’inizio del suo secondo testo, De Marco apprezza le mie “osservazioni ragionate” e sembra rettificare il tono del suo primo intervento scrivendo che “dovremmo sempre scusarci per aver alzato troppo la voce”.

Il resto della sua risposta, però, sembra in un certo senso essere ancora più dura della prima. Ho deciso di non pubblicare una risposta dettagliata alla risposta di De Marco, perché non volevo sollevare l’ennesima polemica su COVID. Quindi non risponderò nemmeno qui al suo testo punto per punto.

Dirò solo che mi colpisce il fatto che un uomo così erudito e intelligente tenga una posizione radicale, sostenendola in modo molto debole e dogmatico – cosa che non ci si aspetta da uno studioso del suo livello. Naturalmente, non posso sapere cosa c’è nel cuore del professor De Marco, ma l’impressione è che in questo caso parli eccezionalmente non secondo la sua invidiabile mente, ma per un senso di paura che potrebbe averlo sopraffatto.

Questo non vuol dire che dobbiamo fare i coraggiosi. So che io, come chiunque altro, potrei prendere il virus e morire domani, e che, in quel caso, ci potrebbero essere degli haters su internet che farebbero banchetti sul mio destino, come abbiamo visto accadere troppe volte. Anche se ciò accadesse, non mi farebbe cambiare idea. Il virus esiste e a volte è letale. Ma esiste anche il peccato originale, che colpisce non solo i teologi, ma anche i politici, i capi della Chiesa, gli amministratori delegati. Non possiamo fidarci ciecamente di qualcuno solo perché è esperto o in una posizione di comando: Come conseguenza del peccato originale, esistono errori e ideologie, e anche la corruzione.

Una coscienza formata rimane il luogo in cui ogni persona di buona volontà può e deve ascoltare la voce di Dio, senza negare il principio di autorità, a cui prestiamo il dovuto rispetto. Ma come ricorda il Catechismo (1778), citando John H. Newman: “La coscienza è l’originario vicario di Cristo”.

Sabino Paciolla

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