Religione e Costituzione secondo il cardinale Zuppi. Di Stefano Fontana

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Il cardinale Zuppi ha scritto una Lettera alla Costituzione italiana [QUI]. Il fatto può sembrare strano, ma non lo è. Può sembrare strano in quanto il cardinale vi si rivolge chiedendole aiuto. Di solito i cardinali chiedono aiuto al Cielo e non alle Costituzioni.

Può sembrare strano, inoltre, perché il cardinale la loda e la esalta come una cosa perfetta ed elaborata nel giusto modo, ovvero attraverso il dialogo tra le correnti ideologiche e politiche del Dopoguerra, frutto quindi di una sintesi di istanze diverse. Oggi la Chiesa cattolica è molto impegnata su questo fronte della fratellanza, del consenso, della convergenza delle varie famiglie spirituali su dei punti condivisi da tutti e utili per il bene comune. Il cardinale Zuppi vede nella Costituzione italiana quindi un modello anche per la società italiana di oggi, così divisa al punto che nemmeno una pandemia riesce a mettere tutti d’accordo.

Però dire della Costituzione italiana che è cosa perfetta è quantomeno azzardato. Per esempio le carenze del suo parlamentarismo complicatissimo le stiamo pagando anche nella crisi di governo in atto in questi giorni. Il principio della sovranità popolare lo abbiamo pagato nelle tanti leggi approvate contro la vita e contro l’uomo. La possibilità di sue ambigue interpretazioni l’abbiamo pagata con le leggi contro la famiglia, evidentemente incostituzionali ma fatte passare per costituzionali. Il principale difetto è comunque quello del mancato riferimento a Dio e aver disciplinato i rapporti con la Chiesa cattolica in un concordato extra-costituzionale, che può essere modificato per via ordinaria. I cardinali non dovrebbero dare delle patenti di perfezione a cose umane e politiche, che sono per natura imperfette.

Quanto al processo della sua discussione e formulazione nel Dopoguerra, presentato così dialogico e inclusivo, fu invece una profonda lotta ideologica da cui uscì un risultato non omogeneo né unitario che ancora oggi infatti dà molti problemi.

Strana, quindi, questa Lettera, ma nel contempo anche per niente strana, nella penna del cardinale Zuppi, anzi da lui prevedibile. Quella della Costituzione è stata e rimane per il mondo cattolico progressista che si rifaceva a don Dossetti una vera e propria ideologia se non una specie di religione. La fedeltà alla Costituzione è vista come il modo per essere cristiani in una società laica. L’adesione alla Costituzione è l’emblema di una presenza cattolica nel mondo non in quanto cattolica ma in quanto mondana. È l’onda lunga della svolta di Maritain: la presenza sociale e politica con criteri religiosi non solo è superata dalla storia (Il Medioevo è lontano) ma è anche non conforme al cristianesimo, perché mescola lo spirito con la materia.

La scelta per la Costituzione è una scelta “religiosa”, come fu quella dell’Azione Cattolica alla fine degli anni Sessanta, ossia di distinzione tra individuo e persona: l’uno polo materiale e l’altra polo spirituale. La scelta religiosa significa allora non mescolare l’aspetto spirituale con quello materiale, quindi accettare quello materiale come elemento da vivificare sì tramite il cristianesimo ma in modo laico, agendo da cristiani e non in quanto cristiani. Per “scelta religiosa” non si intende agire nella politica con criteri religiosi, ma il contrario: tirar fuori la vita religiosa della politica e fare della sola Costituzione il fondamento ultimo della vita pubblica.
C’è però un aspetto che forse non è stato considerato: a quel punto la Costituzione diventa essa stessa il fondamento di una religione. Anche Matteo Renzi disse, da presidente del Consiglio, di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo.

Stefano Fontana