Scuola e Green Pass: come rimediare al danno. Le voci di Agamben, Cacciari, Camperio Ciani, Collauto, Benozzo, La Fortezza. Di don Marco Begato

Agamben_Cacciari

Qual è l’impatto del Green Pass sulla natura politica della nostra società? Quali sono le conseguenze culturali che tutti noi, vaccinati e non, dobbiamo imparare a scorgere e, forse, iniziare a temere?

Vedo che molti autori si stanno ponendo tale quesito, e vi rispondono nella percezione del precipitare degli eventi. Riprenderò dunque alcuni degli ultimi pronunciamenti pubblicati, per meglio focalizzare il perno della questione. Concluderò poi con una breve riflessione rivolta al mondo della scuola: professori e alunni.

 

Agamben e Cacciari

Tra le varie denunce espresse negli ultimi mesi, scelgo di partire dallo scritto estivo a quattro mani dei filosofi Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, i quali, stando al di qua del discorso propriamente sanitario, hanno illustrato l’allarmante clima di controllo politico emergente, segnato da forme di pericolosa discriminazione:

“La discriminazione di una categoria di persone, che diventano automaticamente cittadini di serie B, è di per sé un fatto gravissimo, le cui conseguenze possono essere drammatiche per la vita democratica. Lo si sta affrontando, con il cosiddetto green pass, con inconsapevole leggerezza…”

Ed è soprattutto la generale inconsapevolezza del cittadino obbediente a disturbare e allertare particolarmente i due Autori, i quali peraltro avvisano che i rischi maggiori sono corsi dai tesserati e non dai non vaccinati:

“Tutti sono minacciati da pratiche discriminatorie. Paradossalmente, quelli “abilitati” dal green pass più ancora dei non vaccinati (che una propaganda di regime vorrebbe far passare per “nemici della scienza” e magari fautori di pratiche magiche), dal momento che tutti i loro movimenti verrebbero controllati e mai si potrebbe venire a sapere come e da chi”.

L’auspicio che pongono è quello di una reazione che freni la frana sociale in atto, una reazione messa in mano alla cittadinanza prima che alla politica:

“Il bisogno di discriminare è antico come la società, e certamente era già presente anche nella nostra, ma il renderlo oggi legge è qualcosa che la coscienza  democratica non può accettare e contro cui deve subito reagire”. (https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/massimo-cacciari-giorgio-agamben-a-proposito-del-decreto-sul-green-pass.html)

 

Andrea Camperio Ciani, università di Padova

Gli strumenti, poi, per reagire a una tale crisi non dovrebbero mancarci, stando alla memoria storica del nostro Paese. Ed è da questo aggancio che si è levata una seconda voce, quella del prof. Andrea Camperio Ciani (Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Psicologia Generale), intervenuto particolarmente in difesa della libertà delle Università quali culle del sapere:

“Sottolineo che in una università libera quale credevo fosse, l’appartenenza a tessere di partito, fasciste o di green pass fossero avulse, dato lo spirito libertario e democratico che credevo ci appartenesse. Sono fiero pronipote del prof. Costanzo Zenoni, che rinunciò alla cattedra di Anatomia all’Università di Milano per non aderire al partito fascista. Antenati patrioti, eroi, e pensatori, mi avevano illuso che l’università avesse appreso principi di libertà e democrazia, vedo che così non è e me ne assumo le responsabilità’” (https://www.mercurius5.it/2021/08/25/lettera-del-prof-andrea-camperio-ciani-ordinario-alluniversita-di-padova-al-rettore-e-ai-due-ministri-citati-vi-prego-la-massima-diffusione/).

 

Sara Collauto

Responsabilità, un termine tutto da riscoprire, e circa il quale lo stesso Havel ci aveva provocato in articoli precedentemente pubblicati sul presente portale. Responsabilità ha a che vedere col pagare di persona, ed è quello che sempre meno autorità vogliono fare. Il che è tanto palese, che a volte la voce di rimbrotto si leva da giovani studenti, evidentemente ben preparati non solo a livello accademico, ma anche – ed è quello che ci consola – nel senso della partecipazione civica. Così la lucida e lodevole neo-laureata, dottoressa Sara Collauto, non ha mancato di scrivere al Rettore della propria Università di formazione:

“Ultimo aspetto, ma non in termini di importanza, di questa mia missiva è quello di evidenziare, con la mia più totale disistima, la folle e gravissima discriminazione che il Governo sta tentando di mettere in atto nei confronti delle persone non vaccinate (oppure che non vogliono o non possono farsi un tampone ogni due giorni) e che non mi sembra affatto in linea né con la nostra Costituzione, la quale ripudia ogni forma di discriminazione, né con le normative europee (per esempio il Reg CE 953/2021)… Auspico, pertanto, che l’Università italiana, e in particolar modo l’Università di Padova (il cui motto, ricordiamolo è “Universa Universis Patavina Libertas”), non accetti in alcun modo di discriminare una certa categoria di persone, vietando loro l’ingresso nelle sue strutture e la fruizione dei suoi servizi, e ritorni ad essere quel luogo in cui si formano le coscienze e lo spirito critico dei giovani. (https://www.byoblu.com/2021/08/23/studentessa-risponde-alla-lettera-del-rettore-che-invita-alla-vaccinazione-gli-studenti-e-sicuro-di-assumersi-questa-responsabilita/)

 

Francesco Benozzo e l‘università di Bologna

E come lei, molti altri studenti si stanno mobilitando dalle varie Università della Penisola. Stupisce piacevolmente la competenza e l’ardire, uniti a consapevolezza e forte senso civico, che parecchi di loro esprimono. Come ugualmente ci provoca la vibrante presa di posizione del filologo, letterato e musico, Francesco Benozzo (https://www.francescobenozzo.net/), che ci aiuta a muoverci da un ambito di denuncia generale e di scelta personale, verso una visione e azione più pratica e collettiva:

“All’Università di Bologna, dove ho – o ho avuto – l’onore di insegnare, sono stato censurato per avere espresso la mia libertà di pensiero dalle stesse autorità accademiche che mi chiedevano di organizzare manifestazioni pubbliche, in nome della libertà di pensiero, per il nostro sventurato studente Patrick Zaki (che un qualche dio benedica te, ragazzo, insieme a chi si trova nella tua condizione in modo anche più anonimo).

Insegno con grande consapevolezza la Filologia sulla cattedra che fu prima di Giosuè Carducci e poi di Giovanni Pascoli. In nome di questa consapevolezza, vengo ora al punto, con una premessa. La premessa è che io non ho fiducia in accorpamenti di gruppi, in iniziative, in ricorsi vari. Non ho fiducia nei dibattiti interni. Non ho fiducia nelle class action.

Io ho fiducia negli individui e nella poesia di ciascuno, nella dissidenza individuale e nel mettersi alla prova in prima persona. Io ho fiducia nel vento e nel mare”. (https://www.byoblu.com/2021/08/27/disertare-le-lezioni-e-astenersi-dal-lavoro-lultimo-appello-del-prof-francesco-benozzo/)

E il testo di Benozzo prosegue e si trasforma in un appello al dissenso e a boicottare lezioni e certificazioni oppressive, che lascio alla vostra lettura. Io ne approfitto invece per esprimere un auspicio, che rivolgerei più direttamente a docenti ed alunni della Scuola Superiore, anzitutto perché io stesso lavoro – per ora – in quel settore.

 

Alessandro La Fortezza

Mi ispira in questo la commovente lettera di un collega, il professor Alessandro La Fortezza (omen nomen):

“Farò il vaccino quando e se sarò convinto che sia la cosa giusta da fare, non certo per andare al ristorante, ad un concerto o dove che sia. Nemmeno per conservare il posto di lavoro. Ricordiamoci che “non di solo pane vivrà l’uomo” (Mt. 4,4) e che ancora sta scritto: “Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro” (Mt. 6, 28). Il Signore, poi, “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” (“I promessi sposi”, cap. VIII). Inoltre, se anche un domani dovessi decidere di vaccinarmi, oppure se sentissi la necessità di sottopormi ad un tampone diagnostico, non scaricherei comunque il passaporto verde, affinché le mie scelte individuali, quali che siano, non diventino motivo di discriminazione per chi avesse fatto scelte differenti”.

(https://www.lascuolacheaccoglie.org/2021/08/lettera-aperta-ai-miei-studenti.html)

 

Cosa può fare la scuola per restaurare un sistema marcio facendo leva sulla risorsa ancora potenzialmente vergine a sua disposizione: la gioventù 

Mi chiedo, quali alternative ci sono per chi rimane nella scuola, pur detestandone e disprezzandone la deriva ideologica e ultra-totalitaria (scrivo ‘ultra’, perché tale deriva ci proietta in una fase nuova, e per questo non immediatamente riconoscibile, di totalitarismo, una fase ‘ulteriore’ appunto). Qual è la condizione che rende valido il compromesso, e qualifica appieno la missione educativa? Come può la scuola continuare ad essere fedele al proprio compito, uscendo vincente nell’impresa di formare persone autentiche, pur tollerando lo stallo di grave crisi, e certo cercando di vincerlo in radice, pur nell’osservanza delle prescrizioni legali? Credo che l’urgenza principale dei prossimi anni scolastici dovrebbe essere quella di rimettere a tema i grandi valori – con buona pace dei goal tecnicistici dell’agenda 2030 – e cercare di comprendere, pur nello stridente contrasto della biasimevole cornice sociale, in che essi consistano e come lentamente riappropriarsene. È paradossale ma non assurdo: la scuola è il luogo in cui un Sistema marcio può essere restaurato dall’interno, facendo leva sulla risorsa ancora potenzialmente vergine a sua disposizione: la gioventù.  Quanto sia minata tale verginità culturale, l’ho scritto pochi giorni fa per l’Osservatorio – ma ciò non toglie la speranza di continuare a investire su di essa. Che possiamo attenderci dunque? Confido in una rinnovata e coraggiosa alleanza tra docenti e studenti attorno ai grandi valori del sapere. Tale alleanza dovrebbe tradursi nell’impegno dei docenti nel guidare i propri studenti in una riflessione severa e lucida attorno ai valori fondanti della nostra cultura e al livello di degrado da essi raggiunto oggidì.

Questo potrebbe avvenire attraverso due importanti vie (ovviamente non le sole). In primis, ritornando ai classici, di ogni era e luogo. E cosa significa l’esplorazione degli antichi miti, del pensiero fondativo europeo, dei grandi poeti e artisti, se non la possibilità di fare conoscenza diretta del mistero dell’uomo nel mondo, rimanendo a contatto con principi e ideali metatemporali, e quindi liberandosi dalla pressione e dall’ambiguità di un ragionare sempre appiattito sulle cronache e sulle questioni spinose e offuscate del presente? Ecco qui il vantaggio dei classici: mettere tra parentesi le pressioni della cronaca e dedicarsi con sapiente spensieratezza – otium – alle fondamenta dell’umano.

Dall’altro lato però, non si dovrebbe del tutto prescindere da una contro-formazione riguardo all’emergenza sanitaria, che porti a neutralizzare l’esempio dei cattivi maestri: politici, medici da spettacolo, giornalisti commerciali. Come fare? Un approccio interessante mi pare quello del Debate, il dibattito regolato: gli adolescenti, siano essi favorevoli o contrari a vaccinarsi, dovrebbero essere guidati a confrontarsi secondo i complessi dati scientifici attorno al tema, imparando a immedesimarsi nelle ragioni e nei vissuti altrui; sentendosi liberi di esprimersi dentro e fuori le aule; sempre impegnandosi a mantenere il rispetto delle posizioni reciproche; mai schiacciando ideologicamente gli altri sotto il peso delle proprie personali idee (ideologia!). Il tutto, allenandosi a maturare uno sguardo ampio sull’insieme dei valori; tenendo cioè unita la lezione del passato e del presente, ma con una visione al futuro; apprendendo a soppesare i molti e imprescindibili livelli dell’umanità, non solo quello salutistico-corporale, o la categoria puramente economica e funzionale, ma anche gli aspetti della morale, della spiritualità, della relazionalità, dell’anelito all’eterno e via discorrendo.

Qui mi fermo: il mio è solo uno spunto tutto da definire. Decisamente non considero un simile approccio alternativo o esclusivo, rispetto alle altre forme di partecipazione civica responsabile proposta dagli autori insigni su citati. Ma credo che quelle azioni possano e debbano essere validamente integrate da un’altra ondata di cultura che sgorghi – finché non verrà definitivamente censurata – dall’interno degli ambienti istituzionali, e so per certo che non sono pochi i docenti che vorranno farsi protagonisti di questo strategico e memorabile momento di testimonianza civile, e sono molti gli alunni disposti a dare credito a chi ancora gli offrirà un frammento della luce che sazia.

Don Marco Begato