“Tornare al centro”, di Rosanna Brichetti Messori. La conversione del cuore e della mente. Di Fabio Trevisan

Tornare al centro

Con questo volume: “Tornare al centro” (Edizioni Ares, pp.152 € 14,00), Rosanna Brichetti Messori ha desiderato condividere, tra sofferenza e speranza, la personale esperienza misteriosa della fede. Fede misteriosa che, riprendendo le parole di Blaise Pascal, è a un tempo luminosa e oscura e dove, con San Paolo, si gioca la buona battaglia terrena: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede”. Nel prologo, infatti, l’autrice ha sottolineato cosa intendesse per “tornare al centro”, ossia abbracciare quella Croce salvifica posta al centro di tutto, attorno alla quale ogni cosa ruota.

 

“Tenete l’antica strada e fate vita nuova”

Nell’esergo del libro, che costituisce il sottotitolo del medesimo, l’autrice ha posto una semplice e suggestiva frase di Sant’Angela Merici, che potrebbe riassumere il significato profondo del libro: “Tenete l’antica strada e fate vita nuova”.

Il libro, che si compone di dieci densi capitoli, prende lo spunto dall’impatto e dalle attese suscitate dal Concilio Vaticano II e anche dalle tensioni e sofferenze del post concilio, vissute in prima persona dall’autrice, in un quadro esistenziale e sociale dove, ancora agli inizi degli anni ’60, la fede, sia quella pubblica sia quella privata e familiare, penetrava la vita al punto da estendersi a tutti gli aspetti dell’esistenza. Sono molteplici, in tal senso, le testimonianze di Rosanna Brichetti Messori, che vanno dalle novene legate a feste particolari alle esposizioni del Santissimo con l’intonazione dell’Adoro te devote sino alle visite ai santuari (in particolare quello di Caravaggio per la vicinanza) e alla devozione ai Santi. A tale fervore popolare evocato dall’autrice faceva riscontro e si opponeva un’atmosfera di diffuso laicismo, soprattutto in certi ambienti come l’Università di Torino ove studiava Vittorio Messori, il suo futuro marito.

Nel rinverdire il sacro monito di Sant’Angela Merici, l’autrice ha approfondito il significato dell’antica strada della Tradizione, un tesoro ingente di fede ed esperienza, che va tuttavia, secondo le sue stesse precise parole, mantenuta viva, dinamica, capace di adattarsi, senza perdere tuttavia il suo cuore. L’autrice ha precisato ancora come la fede e la Chiesa siano perennemente vive se saranno in grado di riproporsi, senza cavalcare le mode e senza inopportune rigidità, assumendo anche forme diverse di cristianità, sintetizzate in una significativa frase: “Potremmo dire che le diverse cristianità sono i differenti abiti che il Vangelo eterno può indossare nel corso del tempo”.

 

Il risveglio del cuore

Il libro è, a mio modo di vedere, in stretta connessione con il precedente volume di Rosanna Brichetti Messori: “Una fede in due”, del quale ho curato a suo tempo una recensione, in quanto la riscoperta della presenza viva di Gesù nel cuore dell’autrice avvenne in quegli anni dell’inizio del Concilio, presso il santuario mariano dedicato alla Madonna delle Lacrime. Facendo proprie le profonde parole di Victor Hugo: “Per vedere Dio, spesso è necessario inforcare le lenti delle lacrime” fu là che Rosanna intrecciò le sue sofferenze a quelle di Maria e a quelle di Gesù sulla croce e sperimentò la sostanza della fede, ossia di una adesione sentita di tutta la persona, mente e cuore, a Dio. Fede quest’ultima che si opponeva o, meglio, approfondiva quella “sociologica”, cioè quella che, secondo le sue parole, era ereditata per nascita e appresa per educazione. A scanso di equivoci, questa fede “sociologica” non era da disprezzare ma, appunto, da approfondire e vivere pienamente, con l’utilizzo interiore ed efficace della preghiera, rispettando i tempi concessi dal Signore. Il risveglio del cuore, come sapientemente condensato nelle Sacre Scritture, non allude a nessun sentimentalismo ma piuttosto al nostro luogo interiore più profondo dove può avvenire l’incontro e la comunicazione tra Dio Creatore e ogni Sua creatura. Risveglio del cuore che, come ha sottolineato Rosanna Brichetti Messori, permette di aprirsi, diventare sensibile per ascoltare e intendere veramente. L’apporto della ragione e della fede in un cuore aperto alla comunicazione reale e trascendente con Dio illumina così la vita, dando senso profondo all’intera esistenza umana, come sottolineato dall’autrice: “Fu così che percepii la tenerezza con cui il Padre mi aveva creata e immessa in una “storia sacra”. Risveglio del cuore che precede la “conversione”, il cambiare la propria direzione di marcia nella vita, con l’assaporamento di una gioia ineffabile e profonda.

 

Il Concilio e il ‘68

Rosanna Brichetti Messori ha vissuto il periodo post conciliare in quegli anni di contestazione giovanile che fu il cosiddetto “’68”, constatandone direttamente, in quanto coinvolta esistenzialmente, la miscela esplosiva sia contro la società civile sia contro la Chiesa. L’autrice ha cercato di indagarne le cause, almeno nelle linee generali, per cercare di capire l’essenza di questo movimento rivoluzionario che ha investito, volenti o nolenti, l’intero corpo sociale, modificandone i costumi, i valori di riferimento, gli aspetti etici e spirituali. Consapevole che l’attuale modernità ( o “post modernità” come alcuni sociologi la appellano) ha delle radici storiche ben precise, individuate nella Riforma protestante, nell’Illuminismo e nella Rivoluzione francese, nello scientismo e nelle ideologie susseguenti dell’individualismo e del relativismo, l’autrice ha precisato correttamente, a mio modo di vedere, come sia andata perduta la dinamica peccato-perdono-grazia, che ha condotto alla mancata assimilazione di due Sacramenti fondamentali, la Penitenza e l’Eucarestia, e allo smarrimento della persona con l’esaltazione solipsistica del proprio smisurato “io” contro ogni pretesa oggettiva e veritativa. L’autrice si è posta giustamente al di là delle facili critiche rivolte a una Chiesa conciliare troppo compiacente verso la modernità, offrendole una diversa più audace prospettiva, incoraggiandola a farsi evangelicamente sale e lievito di un altro cambiamento, guardandosi soprattutto all’interno con maggiore profondità per dar luce alla verità. Facendo proprio quel “pungolo nella carne” di paolina memoria, Rosanna Brichetti Messori ha sottolineato come tutto ciò che la modernità pone, dal travisamento del significato più profondo della libertà e dell’autorità, caratteristiche di quel ’68 menzionato, dovrebbe essere da sprone per un autentico rinnovamento e di un nuovo slancio missionario, sia per la Chiesa sia per la responsabilità dei laici cristiani. In questa riscoperta della bellezza dell’essere autentici cristiani cooperatori al bene comune nel mondo, l’autrice ha vagliato due possibilità offerte dalla Scrittura: la prima, da rigettare, quella costituita dalla costruzione della Torre di Babele, ossia dalla volontà umana di sostituirsi a Dio; la seconda, su cui investire, ossia quella di costruire la vita umana e sociale sulla pietra angolare di Gesù Cristo e quindi in collaborazione con il Suo Spirito, lo Spirito Santo. La prima, la Torre di Babele, motivo di discordia e caos, la seconda, la pietra viva di Gesù, forza generatrice di amore e di unità. La fede cristiana, ha ribadito successivamente Rosanna Brichetti Messori, è inserita in una storia di salvezza spesso oscurata, velata dai nostri pregiudizi che giudicano erroneamente il passato (e quindi anche l’esperienza del Concilio) secondo le categorie del presente.

 

Compattezza o rigidità ?

Dinanzi al Modernismo che ha investito la Chiesa e l’intera società, al quale si era contrapposto in modo inequivocabile il Magistero di San Pio X con l’enciclica Pascendi Dominicis gregis, bisognava che la Chiesa e l’articolazione sussidiaria dei corpi intermedi sociali rispondessero in modo compatto, che non significa in modo rigido, come ha ben distinto nel libro Rosanna Brichetti Messori. Per esempio, avere la consapevolezza che il cristianesimo non pone la sua origine nel mito, come invece cerca di asserire chi utilizza il metodo “storico-critico”, ma fa riferimento a circostanziati fatti storici (come ha suffragato l’opera di Vittorio Messori, marito di Rosanna ma anche i tre libri di apologetica su Gesù di Nazareth di Benedetto XVI), significa approfondire e verificare il Gesù storico e prendere sul serio la Chiesa che ce lo restituisce vivo e presente nella Parola e nell’Eucaristia. Lo sguardo al Gesù storico deve essere, come testimoniato dalle opere di Vittorio Messori e da Benedetto XVI, serio e razionale, non ideologicamente pregiudiziale o razionalista. Occorre inoltre, come ha sollecitato l’autrice, impegnare altri aspetti della personalità nella ricerca per raggiungere un livello di analisi profondo e vero.

Il contatto personale che l’autrice ebbe con le avanguardie teologiche degli anni ’60 e che la portarono a diffidare della Chiesa al punto da non riconoscerne più il carisma, fu pian piano ricomposto in una più equilibrata comprensione dal legame sempre più stretto tra fede e morale, senza ricorrere a inutili e dannosi moralismi, senza incomprensibili e inopportune rigidità.

Attraverso la riflessione sulle radici del Credo l’autrice ha potuto sperimentare così la bellezza del vivere questa Verità tramandateci nel Credo e preparare così un incontro personale e profondo con Gesù, facendo proprie le parole del Santo curato d’Ars: “Verrà un tempo in cui gli uomini saranno così stanchi degli altri uomini, che appena sentiranno parlare di Dio, si metteranno a piangere”. Il sano rapporto tra fede e ragione andava quindi ricondotto, secondo le medesime parole dell’autrice, in una continua osmosi, affinché la fede non sia solo adesione esterna ma evento trasformante e non sia frutto solo del proprio sentire, ma poggi su evidenze razionali.

 

La vita interiore

Se il libro rende un doveroso omaggio al marito, Vittorio Messori, che nel darle una prospettiva storica certa e affidabile sulla verità dei Vangeli l’ha rinsaldata nella fede, così alla maturazione interiore dell’essere cristiana ed a viverla in tutta la sua profondità, l’autrice è riconoscente al padre barnabita Antonio Gentile, a cui ha dedicato un altro libro: “Cerca il silenzio-Troverai te stesso e Dio”). Quella che è chiamata “preghiera del cuore” o “preghiera profonda”, Rosanna Brichetti Messori l’ha sperimentata personalmente con grandi benefici, potendo godere di uno scambio interiore tra il nostro spirito e lo Spirito di Dio, permettendo così di assaporare una vita interiore sempre più piena della grazia divina. L’autrice ha precisato, a scanso di equivoci, che non significa, nel modo più completo, rifugiarsi in una religione di tipo intimistico né tanto meno ignorare la Verità oggettiva e razionale a cui ci richiama giustamente la Chiesa. Significa precisamente vivere la fede in tutti i suoi aspetti, raccogliendosi in preghiera silenziosa anima e corpo, permettendo così di comprendere profondamente il proprio essere e raggiungendo una maggiore libertà interiore. Tale impostazione suggerita dal padre barnabita permette, come ha sottolineato Rosanna Brichetti Messori, di osservare ciò che è esterno al cristianesimo con animo sereno e con rispetto, per saper riconoscere il bello e il buono ovunque si trovi. Questa salutare e, oserei dire personalmente, salvifica indicazione va allacciata a quella suggerita dal marito Vittorio, ossia a vivere l’et-et, ossia a distinguere tra Verità ed errore, tra Dio e Satana, ma riconoscendo nella stessa Verità prospettive differenti che possono essere ugualmente lecite e superando così il triste scenario di una Chiesa divisa e arroccata su fronti opposti, entrambi convinti di possedere la Verità tutta intera.

 

Il nutrire la speranza

In una trasmissione radiofonica del 1969, Joseph Ratzinger aveva annunciato una profezia sulla Chiesa, in un periodo storico in cui si viveva non solo una confusione all’interno della Chiesa (ricordiamo che nel 1968 l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI era stata respinta anche da molti prelati e teologi in seno alla Chiesa stessa) ma anche nella società civile, dove imperversava la contestazione del ’68. In quella profezia, colui che sarebbe diventato Papa Benedetto XVI, pur constatando le traversie e le distruzioni sulla cattolicità, aveva infuso speranza in un’autentica rinascita per la fede e per la Chiesa. Era il famoso appello alla responsabilità dei laici e alla formazione di piccoli gruppi, all’urgenza di una consapevole e dinamica  “minoranza creativa”, come successivamente è stato ripreso e approfondito da alcuni (ricordo in tal senso il compianto Padre benedettino Stanley Jaki e il suo: “Arcipelago Chiesa”). Con queste parole di speranza per il futuro, Benedetto XVI ha voluto indicare la strada della redenzione, sintetizzata dall’espressione feconda: “Imparare ad amare Dio”, alla stregua di docili e umili bambini, lasciandoci plasmare, educare e guidare dallo Spirito del Signore.

 

Conclusioni

Rosanna Brichetti Messori ha voluto così condensare, in questo libro al contempo agile e profondo, quanto il reale cambiamento sociale, etico, spirituale passi necessariamente dalla conversione del cuore e della mente, epurate dalle incrostazioni dei pregiudizi irrazionali e dalle visioni pessimistiche che non tengono conto di tutto ciò che di vero, di bello e di buono ci circonda. Anche se il Modernismo o l’ideologia sessantottina hanno attaccato i valori umani e cristiani, indicando erroneamente agli uomini di vivere “come se Dio non esistesse”, l’autrice ha caldeggiato una via d’uscita, un cammino continuo di crescita e di progressiva guarigione interiore per permettere a ogni persona di ritrovare il suo centro, attorno alla fonte viva, Gesù Cristo. Nella preghiera finale, l’autrice ha sintetizzato così l’autentica e vera liberazione da perseguire con fede, coraggio e speranza: “Ognuno di voi è in vita per scoprire un segreto: Gesù, il cuore di Dio entrato nel mondo per unirci al suo cuore…”.

FABIO TREVISAN