VACCINI E DIVISIONI NEL MONDO TRADIZIONALISTA. Don Marco Begato

VACCINE-CORONAVIRUS-COVID

Dopo aver svolto una riflessione sugli schieramenti culturali emersi di fronte alla questione vaccinale anti-Covid  e dopo aver dato un commento sulla Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede inerente la medesima tematica, oggi ragiono attorno ad alcune argomentazioni portate da parte di moralisti e opinionisti di area pro-life tradizionalista.

In area tradizionalista e pro-life abbiamo riscontrato uno spiacevole fenomeno di divisione interna, segnato fino ad oggi da toni perentori e contrapposizioni esplicite.

Chiarisco la mia posizione prima di procedere. All’inizio del mio percorso di approfondimento mi sono conformato alla sottoscrizione sine glossa della Nota vaticana, che sostiene la legittimità ai vaccini anti-Covid nonostante implichino cooperazione al male. Successivamente mi sono trovato a giudicare così grave il tipo di cooperazione implicata e così culturalmente strategica l’opposizione ad essa, da portarmi sul fronte opposto a quello da me inizialmente calcato. D’altro canto i dati scientifici in questione sono tanto complicati e nuovi, da rendere ancora difficile un posizionamento fermo e radicale. In tal sede mi torna alla mente un richiamo di H. Jonas, per il quale “il riconoscimento dell’ignoranza diventerà allora l’altra faccia del dovere di sapere e quindi una componente dell’etica, a cui spetta il compito di istruire il sempre più necessario autocontrollo del nostro smisurato potere” (H. Jonas, Il principio responsabilità, Einaudi, Torino 1990, p. 12) e, aggiungo io, un sempre più prudente giudizio delle nostre scelte.  Questa è la mia posizione, che è però quella di un saggista e non di un moralista qualificato. Reputo e spero ugualmente di poter apportare stimoli significativi al dibattito in corso.

Ciò premesso, vado ad esporre alcune riflessioni e tentativi di critica al fronte legittimista. Alla fine dell’articolo indicherò la mia critica al fronte illegittimista. Preferisco questi termini agli ormai usurati pro-vax e no-vax, che giudico impropri, vuotamente retorici e inutilmente polemici.

I legittimisti e il problema della cooperazione

Sulla questione della cooperazione al male, isolo due argomentazioni.

  1. La prima: vari autori, per giustificare la cooperazione al male dell’aborto implicata dal ricorso ai vaccini anti-Covid, hanno portato come esempio altre forme di cooperazione già in essere. Se queste sono lecite, lo è pure quella.

Riguardo a ciò, mi sovvengono tre rilievi. Essi sono rivolti in parte ai moralisti, ma in parte maggiore ai loro lettori e divulgatori.

1.1. Il primo rilievo concerne l’aborto come unicum. Se è vero che la società contemporanea ci trova coinvolti a cooperare con diversi gradi di male, va però ribadito che la lotta all’aborto rappresenta una delle frontiere in cui ai cristiani è chiesta una testimonianza radicale e integrale. Con uno sforzo probabilmente più epico che scientifico, più virile che strategico, i cattolici, ben consapevoli di tanti compromessi da cui pure non riescono a redimersi, almeno sulla difesa della vita innocente sono chiamati a schierarsi senza sconti. Per questo, se è sconveniente – per esempio – acquistare prodotti che si legano allo sfruttamento dei lavoratori, è però del tutto illegittimo cooperare con l’aborto.

1.2. Il secondo rilievo concerne la gradualità della cooperazione. Se è vero che si dà gradualità di cooperazione, diventa però importante analizzare il portato di tale gradualità. Anzitutto, relativamente alla legittimità di una cooperazione con pochi casi di aborto, che sarebbero addietro nel tempo e che avrebbero fornito il materiale biologico per produrre le linee cellulari adoperate in alcuni laboratori, mi preme rimarcare che la Santa Sede stessa non la giudica di per sé lecita; non dice che è di per sé lecito cooperare al male degli aborti, se questo fornisce un beneficio per una moltitudine. Bensì tollera una tale cooperazione solo e unicamente al darsi di svariate condizioni, quali: l’efficacia dei vaccini; l’assenza di cure alternative; una situazione di grave emergenza e infine un grado di cooperazione che sia passivo e remoto. Fuori da tali rigide condizioni non possiamo accettare di cooperare a tale male di aborto, in nessun modo. Spero tale tesi sia chiara a tutti, perché in molti dibattiti ho colto ormai l’idea che cooperare con l’aborto non sia poi un gran male, se ciò giova a un bene maggiore per la società in genere.

1.2.1. Qui porrei un ulteriore distinguo. Alcuni asseriscono che sia una forma di cooperazione quella di usare prodotti e quindi sostenere l’operato di aziende (i.e. Google), le quali finanziano cliniche abortiste. Mi chiedo: è conveniente paragonare le due azioni (usare Google e usare i vaccini anti-Covid) oppure no? A mio giudizio, no. La scelta, fatta da alcune aziende commerciali, di finanziare cliniche abortiste dipende infatti da un’intenzionalità cangiante e si struttura tecnicamente in modo contingente rispetto alla finalità propria delle aziende in questione; mentre l’uso di linee cellulari fetali è direttamente intenzionale e sostanziale rispetto alla produzione propria dei vaccini anti-Covid. Inoltre tale uso è sostanziale, ma non necessario: ci sarebbero delle alternative. A mio avviso dunque l’intenzionalità dichiarata e ferma, congiuntamente alla sostanzialità che una simile posizione riveste rispetto alla tecnologia dell’azienda, accompagnata da alternative eticamente apprezzabili, rende non accettabile un sostegno a simili Enti. La scelta contingente di alcune aziende di finanziare aborti, ci porterà a evitare di collaborarvi, ma con un imperativo meno assoluto di quello posto nei confronti dei laboratori che adoperano linee cellulari fetali.

Distinguere i gradi di intenzionalità, nonché la sostanzialità della cooperazione a programmi abortisti rispetto alla natura propria di un Ente che in qualche modo vi è legato o li sostiene, mi paiono due criteri urgenti. Più apertamente, reputo che proprio la particolare delicatezza della questione (cfr. il primo rilievo, l’aborto come unicum) fondi questo più accurato e dettagliato distinguo.

In linea ipotetica, verrei a ritenere ugualmente immorale il supportare i vaccini anti-Covid e l’usare programmi Google solo e unicamente qualora si trattasse di prodotti Google la cui commercializzazione fosse esplicitamente, ufficialmente e rigidamente connessa alla promozione attiva di pratiche abortive. Cosa che, se non erro, generalmente non mi pare avvenire.

1.2.2. Un’ulteriore sottolineatura è quella di fare chiarezza circa l’effettiva portata della cooperazione. Altro è dire che si coopera con due aborti realizzati decenni fa, in cui degli scienziati avrebbero sfruttato tessuti e organi tratti da pochi feti ormai morti, e il cui iter bio-tecnologico va considerato chiuso e superato da altre scelte operative contemporanee; altro è dire che si coopera a un mercato biotecnologico, che da anni pratica vivisezioni su feti indotti a nascere prematuramente, ingaggiando per denaro delle donne in parti destinati allo scopo in oggetto e così alimentando una compravendita a dir poco cruenta per i nascituri, nonché degradante per le donne. Nei due diversi casi, si tratta di due forme di cooperazione molto differenti.

A questo va aggiunto che entro pochi decenni le linee cellulari ora in uso andranno rimpiazzate (hanno la durata media della vita di un essere umano), per cui il dilemma si riproporrà per tutti in tutta la sua gravosità. E inoltre: le centinaia di milioni di dosi vaccinali somministrate in questi mesi stanno dando un impulso clamoroso a un simile mercato. Coloro che oggi hanno fatto ricorso a tali vaccini, per quale motivo un domani saranno disposti ad abbandonare simili ricerche? Ecco perché ritengo che, ricorrendo a tali vaccini, decisamente non ci limitiamo a cooperare a pochi aborti di mezzo secolo fa, ma accettiamo di sostenere un mercato attualmente in crescita, e ci mettiamo nell’impossibilità di contestarne l’espansione prossima ventura. Non sono un esperto lettore di bioeticisti, ma in questa particolare sede avrei preferito bilanciare gli strumenti etici classici – i.e. il principio del duplice effetto, assunto dai legittimisti – con quelli della bioetica della responsabilità e dell’etica del futuro: “L’etica del futuro non è quella che prevarrà, o dovrebbe prevalere, in futuro. È l’etica che si costruisce allorché si guarda il presente, il nostro presente, dal punto di vista del futuro” (Jean-Pierre Dupuy, Per un catastrofismo illuminato, Medusa, Milano 2011, p. 134).

1.3. Terzo e ultimo rilievo. Le osservazioni che io ho sostenuto, a ben vedere, hanno una caratteristica che le differenzia apriori dall’approccio classico fatto proprio dai moralisti. Quest’ultimi hanno ragionato su di un tema isolato e considerato in modo puntuale. Hanno isolato cioè la questione delle linee cellulari dal problema di ricorrere a vaccini che sono ancora sperimentali. E hanno poi analizzato la sfida in modo puntuale, congetturando circa il nostro rapporto con un episodio lontano nel tempo e in qualche modo a sé stante (i pochi aborti di molti anni fa). Io ho cercato – goffamente, mancandomi e titoli e talento – di svolgere una lettura olistica del problema (tenendo insieme vari aspetti: linee cellulari, fase sperimentale, nuove biotecnologie rischiose, strumentalizzazione politica totalitaria) e, per altro verso, di leggere il fenomeno delle linee cellulari nella sua dinamica temporale, come un abominio in crescita nei decenni che ci interpella non solo negli aborti di fine secolo scorso, ma nella crescita bio-industriale fino ad oggi. Conviene o no una simile visione? Perché il dibattito tradizionalista ha scelto di restare solo sull’analisi isolata della questione?

Vengo ora alla seconda delle due argomentazioni, cui ho fatto riferimento a inizio paragrafo.

  1. È stato presentato come un argomento contro gli illegittimisti il fatto che da anni circolino prodotti – farmaceutici, cosmetici e alimentari – che fanno già uso di una bio-tecnologia basata su linee cellulari fetali, cosa che ad oggi non aveva ancora sollevato un’opposizione significativa del mondo pro-life italiano.

Anche rispetto a simile argomentazione, sollevo alcune sfumature.

2.1. Prendiamo atto che molte persone fino a poche settimane fa ignoravano l’esistenza di simili prodotti, eticamente compromessi. E dunque? Il dibattito in corso poteva essere appunto un’ottima occasione per una rinnovata campagna di informazione e sensibilizzazione. È andata così? No, i legittimisti non hanno messo in discussione lo status quo, anzi hanno usato l’ignoranza previa e quindi il compromesso di fatto in atto per giustificare il ricorso ai nuovi vaccini e stroncare il dissenso contro di essi.

Tutto questo con l’aggravante che, se prima l’uso di certi prodotti era accettato a causa dell’ignoranza sul tema, ora esso verrà protratto con cognizione del problema. Dunque non solo non avremo fatto nulla per fermare il nuovo compromesso coi vaccini, ma avremo definitivamente pacificato le coscienze con un l’uso indiscriminato di prodotti eticamente discutibili. Personalmente mi dissocio, avrei piuttosto sfruttato la situazione fare informazione sul tema; per studiare e rilanciare strategie di riconquista etica e quindi, ad esempio, per stilare un elenco aggiornato di prodotti da boicottare e di aziende sulle quali fare pressioni.

2.2. Qui si colloca un secondo appunto, l’elaborazione di strategie operative. Ipotizziamo dei casi: se avessimo individuato che, tra i ristoratori, solo una o poche aziende usano – almeno per alcuni prodotti – linee cellulari fetali, sarebbe stato facile dirottare gli acquirenti verso altre industrie alimentari. Ugualmente, se risultasse confermato che solo una marca cosmetica adopera tali linee, si potrebbe tranquillamente e consapevolmente fare scelte differenti di acquisto e rivolgersi con agio al resto dell’industria cosmetica. Supponiamo ora un caso più difficoltoso: si scoprono farmaci eticamente compromessi, ma difficilmente sostituibili; oppure si è di fronte a vaccini ormai imposti per legge, pena gravi restrizioni. Rifiutarli e trovare alternative sul mercato farmacologico potrebbe risultare impossibile o stremante. Che dunque? Questo significa che ci si debba arrendere e dichiarare del tutto inermi di fronte a una simile situazione? Peggio, questa resa incondizionata varrà come ragione per accettare il compromesso dei vaccini anti-Covid? Di più, una simile accettazione sarà l’argomento utile a tacitare qualsiasi opposizione a tali vaccini?

Come si vede, alla luce dei casi proposti, il confronto sui vaccini avrebbe potuto giovare al rilancio del dibattito sull’aborto, sull’eticità in ambito bio-tecnologico, nonché sull’opposizione alle industrie e ai privati – in primis a quelli sostanzialmente implicati in processi eticamente immorali, in secundis ai sostenitori di campagne abortiste. Invece la situazione di arretratezza e di compromesso è stata usata come giustificazione all’uso pacifico dei nuovi vaccini.

Altro discorso ancora sarebbe stato interrogarsi circa l’efficacia di una reazione etico-sociale anti-vaccini. Avremmo avuto le forze? Le competenze? Come avrebbe reagito il popolo cristiano di fronte a una simile opzione, tenuto conto del clima di paura e segregazione in cui era avvolto? Definire la situazione e definire una strategia di azione sono però due fasi ben differenti del discorso. Mi sarei atteso una distinzione netta di tali fasi e un confronto intelligente attorno ad esse.

In sintesi. Siamo stati deficitari nell’affrontare la questione in passato? La proposta dei legittimisti sembra essere: continuiamo ad esserlo anche di fronte alle nuove e più grandi produzioni bio-tecnologiche. La mia proposta è: facciamo un mea culpa e iniziamo a cambiare rotta; partiamo dalla denuncia dei vaccini, procediamo col boicottaggio dei prodotti non essenziali, e attiviamo poi una campagna di pressione sulle aziende che forniscono prodotti eticamente biasimevoli, ma giudicati ormai essenziali. È così assurdo pensarlo?

Quello che è certo è che è impossibile procedere su tale via, se non dopo una coalizione di forze.

Alcuni opinionisti hanno suggerito di lasciar cadere qualsivoglia opposizione ai vaccini anti-Covid e di concentrarsi solo sulla lotta all’aborto. Mi chiedo se questa strategia sia valida, o se non ci esponga a un’accusa di ipocrisia (contestate l’aborto, ma non i prodotti di laboratorio). E ancora mi chiedo se davvero una concentrazione di sforzi sul fronte delle cliniche abortiste e delle legislazioni sia la migliore scelta, o se invece iniziare ad attaccare gli abortisti in modo deciso anche sul fronte delle ricerche laboratoriali non risulti più efficace ai fini della comune battaglia bioetica.

Per concludere questa rassegna, preciso la mia proposta: reputo che una coalizione indirizzata a realizzare la strategia tratteggiata poco fa possa essere ancora stipulata; auspico in primo luogo che la divisione legittimisti/illegittimisti non sia così rigida da rendere impossibile una collaborazione pratica su un simile fronte di azione; secondariamente credo che sia coerente con l’ideale pro-life trovare un accordo attorno a tale impresa, al di là del giudizio puntuale che riguarda la questione vaccinale anti-Covid.

Sono troppo ingenuo nel proporre tutto questo?

Il problema degli illegittimisti

Agli illegittimisti, cui mi sento personalmente più incline, muovo due osservazioni fondamentali.

Se ai legittimisti ho fatto presente che la loro interpretazione dei fatti peccava per difetto, agli illegittimisti suggerisco che abbiamo peccato per eccesso. Ho considerato una sorta di difetto aver scelto di concentrarsi sul punto della cooperazione all’aborto e isolare le riflessioni – eticamente altrettanto risolutive – circa sicurezza ed efficacia del vaccino, per esempio. Ho proposto un giudizio che tenesse conto di entrambi gli elementi e anche di altri fattori, ho chiamato tale approccio ‘olistico’. Considero al pari un errore, questa vota per eccesso, aver legato la questione etica dei vaccini ad altri temi: dalla tecnologia 5G al transumanesimo, dall’accrescimento dei capitali miliardari alle cupole di potere, dallo sterminio di massa all’avvento dell’Anticristo. Una simile visione, avrà pure i suoi elementi di fondatezza (non è comunque la mia visione), ma esula dal confronto sull’eticità dei vaccini. Essa ha il demerito di fagocitare il dibattito vaccinale dentro a uno schema di ben diversa impostazione, rendendo impossibile un confronto obiettivo e argomentato sul tema e innescando relazioni fin troppo accese.

Secondariamente, gli illegittimisti sottostimano un altro fattore, antropologicamente importante, ed è quello della paura scatenata da mesi di terrorismo mediatico e Fake News di regime con cui la popolazione è stata fortemente condizionata; il tutto sommato a questioni sanitarie attorno a cui si agita un dibattito scientifico ancora opaco, tale da alimentare più che lecite apprensioni. Tutto considerato, è difficile gestire una scelta etica controcorrente, come quella di non vaccinarsi, quando l’emotività delle persone è stata manipolata in un clima di terrore crescente. Ebbene, più sopra ho suggerito di distinguere il problema etico dalla strategia con cui affrontarlo. Prima ho indicato tale accortezza in merito all’opzione di boicottare tutti i prodotti – farmacologici, alimentari e cosmetici – basasti su linee cellulari fetali. Ho chiesto che si potesse convenire sulla condanna di tali prodotti – inclusi i vaccini anti-Covid – rimandando a una fase successiva l’elaborazione di una strategia di contrapposizione alle aziende produttrici coinvolte in tali commerci osceni. Ora invece, sempre in termini di strategia, chiedo agli illegittimisti che si trovi un modo per dialogare con le persone giustamente timorose e pure con quelle indotte a vivere con terrore la situazione epidemiologica, in modo da rispettare la loro percezione emotiva e poter arrivare a un campo di confronto adeguato a illustrare le reciproche posizioni. L’aggressus anti-legittimista mosso al grido di “death vax” obbliga l’interlocutore alla difesa, rintuzza la paura, impedisce il confronto e quindi non può se non giovare alla causa del terrore mediatico.

Una posizione più ragionevole ed evidente, accompagnata da un approccio più dialogico e rispettoso: ecco una bella ricetta per gli illegittimisti.

Concludo qui questo ennesimo capitolo di riflessioni che sgorgano dal nodo dei vaccini. Ho dichiarato le mie simpatie, ho cercato di fare critiche costruttive, nei confronti dell’uno e dell’altro gruppo ho fatto riferimento generico a rischi e dichiarazioni che mi sono parsi strategici. Sono consapevole che da ambo le parti non tutti hanno fatte proprie le dichiarazioni degli altri membri del proprio schieramento.

Prossimamente tornerò a riflettere su altre questioni rimaste in sospeso.

Don Marco Begato

 

INTERVENTI PRECEDENTI SULL’ARGOMENTO:

“La campagna vaccinale e la cultura cattolica. Bilancio negativo in modo quasi assoluto”  QUI

“Sulla Nota vaticana sui vaccini anti-Covid” QUI